Fonte: Comunicato stampa

Settembre è quasi sempre un mese di bilanci, specie in territori nei quali l’estate è la stagione più attesa, perché l’unica in grado di valorizzare il bene prezioso che posseggono: il mare. I social e i giornali locali, quest’anno più che in passato, un bilancio lo fanno e lasciano trasparire un entusiasmo mai tanto avvertito: le spiagge di Corigliano-Rossano sono tra le più frequentate del centro-sud e per quella bellezza sempre rimasta in sordina, ma oggi pronta ad esplodere, meritano l’appellativo di “perle” dello Jonio.

I lettori, resi malinconici dai venti e dalle prime ombre di un autunno alle porte, sembrano quasi abbandonarsi al fascino di quelle perle, perché distolgono l’attenzione dalle cose più buie, dagli accadimenti più inquietanti, dai fatti più sconcertanti. Le consolanti notizie turistiche, infatti, non sono le sole a spuntare dalle righe della carta stampata. Nel conto consuntivo, però, le novità più drammatiche costituiscono voci di second’ordine, perché tali da sbiadire, forse, il ricordo di giorni felicemente rumorosi e colorati. Eppure, la vita dei centri storici ha continuato a fluire fra speranze, solitudini, disagi ed anche violenze. E queste più solitarie aree del territorio oggi impongono la nostra maggiore attenzione, non già per il loro silenzioso fascino, ma per la sofferenza immane che le ha attraversate e che le sta attraversando. Fra le voci dei testimoni della storia più oscura del nostro paese, si leva quella della Diocesi di Rossano, sempre vigile sulla vita dei cittadini, sempre sensibile alle vicende che riguardano non tanto il turismo ed i profitti, bensì il cuore della gente, le esperienze personali e familiari di chi popola una terra meravigliosa, ma tragicamente in bilico fra legalità ed illegalità. Tra gli articoli dedicati all’ennesimo omicidio del centro storico di Rossano – tutti confezionati con professionalità e capacità descrittiva, si erge la lettera-urlo del Vescovo Mons. Aloise e dei parroci di Rossano. Nel leggere l’accorata pagina di Mons. Maurizio e dei sacerdoti del centro storico, si rimane colpiti, colpiti intimamente, perché dentro c’è un altro lato dell’estate dei nostri borghi, quello della mai sopita violenza e della mai arginata arroganza dei più forti. Si deve avere un cuore di pietra per non cogliere tutta la sofferenza di un Pastore di anime, che, maturando una sempre più profonda conoscenza del territorio, ha piena consapevolezza del bene e del male, del lecito e dell’illecito, del bello e del brutto del nostro paese. C’è chi dice che «conoscere è potere», ma c’è chi sperimenta – come il Vescovo Maurizio – che la conoscenza è, sovente, fonte di sofferenza, perché conoscere il lato fosco del cuore dei cittadini procura dolore per chi subisce il male e per chi non sa reagire coraggiosamente contro il male. La puntuale descrizione delle condotte criminose che si consumano nei segmenti più abbandonati della terra di Calabria è una delle parti più incisive della lettera. Quest’ultima, però, acquista più pregnante valore nell’istante in cui si fa incitamento all’amore, che non è sentimento romantico, ma faticosissimo impegno quotidiano. La vita è difficile proprio nella quotidianità, quella di istituzioni che non sempre sono in grado di abbattere i muri dell’indifferenza, quella quotidianità di genitori che non sanno farsi esempio, che non riescono a consegnare ai figli il testimone di un’esistenza che sia specchio di impegno leale, di fatica non alleggerita dal malaffare, di rispetto delle regole giuridiche e di pacifica convivenza. Gli antichi dicevano che la bellezza salva. Oggi, alla luce di ciò che viviamo, va detto che solo la bellezza dell’amore salva. E Mons. Maurizio lo sa, lo sa bene. Se non si pratica l’amore – quale dedizione al bene, alla legalità, alla tutela dei più fragili, alla garanzia del pieno e libero sviluppo della personalità di ciascuno – si muore. La causa della morte – dice drammaticamente il nostro Vescovo – è l’uccisione dei nostri stessi figli, ai quali non sappiamo trasmettere i valori del sacrificio, dei guadagni concessi solo se meritati, del rispetto dei sofferenti, della meritocrazia, della condivisione. I giuristi cattolici del territorio sono alle prese con l’organizzazione del nuovo anno di lavoro e non possono prendere le mosse se non dalle forti vibrazioni della voce del Padre Arcivescovo. Anni e anni spesi alla ricerca di un obiettivo concreto dell’UGCI sembrano condensarsi in un giorno solo, quello del messaggio lanciato dalla Diocesi alla politica, alle istituzioni, alle associazioni, alle famiglie. Il nostro Pastore ringrazia chi sa fare del proprio impegno una missione civile in favore degli emarginati, tuttavia, incita con forza a non deporre mai le armi tese alla difesa dei valori. Ed è proprio da qui che serve partire, per far sì che associazioni come l’UGCI non siano solo veicolo di informazioni, di cultura. I giuristi cattolici devono, più degli altri, imbracciare gli strumenti della persuasione, dell’esortazione a far prevalere la legge sul caos e il diritto sul malaffare. In seno all’UGCI, non hanno senso formazione spirituale ed approfondimento scientifico se questi non sono accompagnati dalla capacità di incidere sul sociale. La forza del cambiamento, anche nelle professioni legali, deve però partire da un dato certo ed incrollabile. E, nei tempi incerti dell’oggi, l’unico dato incrollabile è Cristo. Se ai giuristi di Corigliano-Rossano è consentito proseguire il loro cammino in rapporto di intima unione alla Diocesi, essi devono perseverare nei compiti di educazione e formazione. La formazione delle nuove generazioni non è indottrinamento, ma possibilità di fare dei giovani i protagonisti di un percorso che deve muovere dal bisogno vivo di Gesù, straordinario parametro esistenziale di quell’Amore che, per Mons. Maurizio, è l’unica via di guarigione della società malata. I giuristi cattolici, sotto la guida di Padre Antonio Molinaro, vogliono far tesoro dell’accorato invito del Vescovo, della forte sollecitazione a contribuire, ciascuno con i propri mezzi, al rinnovamento delle relazioni intersoggettive. Se le professioni legali sono esempio autentico di integrità e se i giuristi diventano veicolo di messaggi educativi, si può credere che il mondo del diritto è davvero in grado di realizzare un fine meritevole, vale a dire la riorganizzazione dei rapporti sociali alla luce di un nuovo umanesimo.

Prof.ssa Anna Lasso - Presidente UGCI Corigliano-Rossano

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