Fonte: Comunicato stampa

La proposta del nuovo Statuto Comunale che circola impropriamente, non coglie i caratteri evolutivi di un governo locale figlio di una fusione di due città complesse ed antropologicamente distinte.

La grande sfida dell’integrazione, non trova spazio in questa sorta di “bozza” di nuovo statuto. Ci permettiamo di far sentire il nostro vibrante dissenso. Cerchiamo di Spiegare il perché. La legge sulle autonomie locali (vedi Testo Unico 267/2000) indica agli Amministratori e non solo, le coordinate per disegnare una nuova forma di Ente Locale nel merito di alcune decisioni che vanno al di là delle disposizioni presenti nel Testo Unico – vedi Istituzioni dei municipi- quindi, l’ approvazione dello Stemma e di tante altre scempiaggini su cui occorre seriamente riflettere. La proposta elude il particolare assetto circolare, la struttura culturale, sociale ed economica anche per le politiche sociali e del lavoro, quale sviluppo di una nuova formula di organizzazione politico-amministrativa denominata governance. Serve oggi, un punto di svolta e di riscoperta del territorio attraverso il quale potere incardinare il naturale dinamismo di un sistema locale adeguato ai tempi presenti. Resta lontana la visione di una società sempre più caratterizzata dalle presenze di realtà multiculturali, di un territorio e di una politica che garantisca il rispetto dei diritti supremi di cittadinanza. L’operazione “Statuto” è avvenuta, purtroppo, su un terreno tutto burocratico e sommario, al di fuori di una cornice metodica ed affidata a supporti esterni ed estranei per vissuto alla cultura ed alla storia locale. Ma anche accondiscendenti a richieste improponibili in contrasto con i contenuti dello statuto stesso. Il ritardo accumulato per l’approvazione dello statuto stesso, è figlio di una insensibilità istituzionale inaccettabile, e di una alterigia senza limiti. L’’assenza dello statuto della nuova città di Corigliano Rossano alla data odierna, pone problemi molto seri dal punto di vista giuridico e non solo. E’ stato pervicacemente snaturato un sistema di democrazia mediata, nel senso che, il corpo elettorale, le intelligenze e le conoscenze locali sono state private di un diritto e pertanto delegittimate. C’è da aggiungere che la Commissione Statuto ha operato a tentoni, non avendo il Consiglio Comunale deliberato alcun indirizzo di natura generale. L’istituzione dei Municipi non rientra tra gli obblighi, ma è facoltà che rientra nella disponibilità del Consiglio Comunale. E’ opportuno in ultimo precisare ai “sapientoni del momento”che l’improvvisazione e l’autoreferenzialità, a lungo andare, creano disagi sociali ed impediscono il dispiegarsi di una dialettica democratica di leggere la realtà locale ed identificare i “veri” bisogni. In questa fase storica, a memoria di chi amministra, le città rappresentano sempre più uno snodo di grande complessità, per noi anche più rafforzata, attorno a cui si vanno definendo questioni di grande importanza, a partire da una integrazione delle due popolazioni. Per un verso il punto più critico è quello della convivenza sociale. Lo statuto dell’Ente Locale non può essere sovrapposto alla realtà storica delle città, serve pertanto un processo di ribaltamento tra l’amministrazione e la comunità governata. Lo statuto deve formalizzare un patto di cittadinanza e una condivisione totale del consiglio comunale, a prescindere dai ruoli istituzionali ed una modernizzazione dell’assetto amministrativo. Lo Statuto oggi rappresenta il futuro dell’assetto economico, sociale ed amministrativo della terza città della Calabria, propone e dona importanti linee guida per le future generazioni, per il mondo produttivo, per la cultura e la storia delle due città; rappresenta insomma, non solo la fusione geografica di due comuni, ma, nel tempo, deve proporsi un sostanziale avvicinamento sociale ed una fusione culturale.

Il Coordinatore Corigliano-Rossano di Italia di Mezzo Antonio Casimiro

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