Vangelo di Giovanni 15, 26-27; 16, 12-15: In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Quando verrà il Paràclito, che io vi manderò dal Padre, lo Spirito della verità che procede dal Padre, egli darà testimonianza di me; e anche voi date testimonianza, perché siete con me fin dal principio.

Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso. Quando verrà lui, lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità, perché non parlerà da se stesso, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annuncerà le cose future. Egli mi glorificherà, perché prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà. Tutto quello che il Padre possiede è mio; per questo ho detto che prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà».

Commento al Vangelo di oggi:

Oggi la chiesa ricorda la discesa dello Spirito Santo su Maria e gli apostoli riuniti nel cenacolo. Oggi la Chiesa ricorda la sua nascita, i suoi primi passi, i grandi prodigi della Pentecoste. In realtà non è un semplice ricordo perché lo Spirito Santo rinnova nel tempo e nella storia, attraverso i suoi doni, ciò che è accaduto cinquanta giorni dopo la Pasqua in quel cenacolo chiuso e sigillato dalla paura. Dopo l’Ascensione al cielo di Gesù è iniziato, in modo del tutto particolare, il tempo dello Spirito Santo; è lo stesso Gesù a confermarcelo: “Se mi amate, osserverete i miei comandamenti; ed io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paraclito, affinché rimanga con voi per sempre; lo Spirito della Verità, che il mondo non può ricevere perché non lo vede e non lo conosce. Voi lo conoscete perché egli rimane presso di voi e sarà in voi. Non vi lascerò orfani: verrò da voi.” Ogni volta che la Chiesa celebra i sacramenti si rinnovano i prodigi della Pentecoste. Infatti nel Battesimo ci viene donata una nuova vita; sottolinea Didimo d’Alessandria: “Gli uomini infatti vengono concepiti due volte, una volta corporalmente e una volta dallo Spirito divino”; nella Santa Cresima il medesimo Spirito elargisce i suoi sette doni e conferisce la forza per testimoniare il comandamento dell’amore; nel sacramento nuziale trasforma l’acqua dell’amore umano, spesso tanto fragile e segnato dalla caducità delle emozioni e delle passioni, in vino affinché l’uomo e la donna diventino una sola carne; durante la Santa Messa, nel momento della Consacrazione, è lo Spirito del Signore, tramite le parole del sacerdote, che trasforma il pane e il vino nel vero Corpo e nel vero Sangue di nostro Signore Gesù Cristo; nella luce soffusa del confessionale viene donato la grazia della riconciliazione: “… e ha effuso lo Spirito Santo per la remissione dei peccati ti conceda mediante il mistero della Chiesa il perdono e la pace ….”. Sempre è Pentecoste dove viene proclamata la Parola di Dio e vengono celebrati i sacramenti; dove i credenti diventano martiri, i deboli forti, gli arroganti semplici e umili. Ma è nella notte della fede e della vita che la luce dello Spirito diventa “lampada ai nostri passi”; infatti se la parte oscura della vita ci ossessiona invochiamo l’avvocato difensore, il Paraclito, che si mette alla nostra destra e sostiene le nostre ragioni di fronte ad ogni accusa.

Contemplo:

Quando il fuoco divino, venendo dall’alto, comincia a infiammare il cuore dell’uomo, le passioni subito diminuiscono e perdono la loro forza. Il peso, da grave che era, si fa più lieve e, nella misura in cui cresce l’ardore, non è difficile che il cuore umano si senta così leggero da prendere ali come di colomba. O fuoco beato che non consumi ma illumini; e, se consumi, distruggi le cattive disposizioni perché la vita non si spenga! Chi mi darà di essere avvolto da questo fuoco? Un fuoco che mi purifichi, togliendo dal mio spirito, con la luce della vera sapienza, il buio dell’ignoranza, l’oscurità di una coscienza erronea; che trasformi in amore ardente il freddo della pigrizia, dell’egoismo e della negligenza. Un fuoco che non permetta al mio cuore di indurirsi, ma col suo calore lo renda sempre malleabile e obbediente e devoto; che mi liberi dal giogo pesante delle preoccupazioni terrene e dei desideri terreni, e, sulle ali della santa contemplazione che nutre e aumenta la carità, porti in alto il mio cuore.

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