Fonte: Comunicato stampa

La polemica delle ultime settimane sulla possibilità dei consultori di collaborare  con realtà territoriali di volontariato che hanno una consolidata esperienza nel  prendersi cura della maternità e dunque anche del figlio che vive nel grembo della  mamma, ha fatto emergere purtroppo molti pregiudizi nei confronti di chi,

come  il Movimento per la Vita - realtà strutturalmente e metodologicamente diversa da  Provita e Famiglia Onlus con cui troppo spesso è confusa – svolge da decenni  un’opera di servizio accanto a donne in situazioni particolarmente difficili per una  gravidanza imprevista e osteggiata, spesso dagli stessi partner, dai datori di lavoro, dalle famiglie. Un servizio, reso attraverso i Centri di Aiuto alla Vita, le Case di Accoglienza, SOS Vita e Progetto Gemma, che dal 1975 ad oggi ha accolto, sostenuto ed accompagnato 856.000 donne nel nostro Paese. Inspiegabile in particolare è sembrato il clima di aperta ostilità con cui è stato espresso, sui media e da parte di esponenti della politica, il dissenso verso  l’operato dei volontari dei Centri di aiuto alla Vita, mostrando spesso di non avere la minima idea di cosa facciano realmente ogni giorno da anni, di come operano, dello stile di accoglienza - sempre con e per le donne, accanto alle donne –, della gratitudine che proprio le donne manifestano apertamente per il sostegno e la disponibilità ricevuti in un momento di difficoltà. Quante donne felici di essere state liberate dai condizionamenti che le avrebbero spinte verso l’aborto! Il Movimento per la Vita esprime dolore e sconcerto verso questo atteggiamento pregiudiziale e rancoroso, e si augura di tutto cuore che si sappia al più presto mettere responsabilmente da parte la strumentalità aggressiva, sempre pessima consigliera e portatrice di divisioni profonde che rischiano di inquinare la percezione dell’opinione pubblica rispetto a un servizio volontario del tutto disinteressato, generoso, mai giudicante e sempre rispettoso della volontà delle donne. L’intolleranza di certi toni rischia di produrre odio: e di tutto ha bisogno il nostro Paese tranne di altre fratture e nuovo odio. Chi sta accanto alle donne, ai nascituri, ai neonati, ai bambini, alle famiglie sente ora il dovere di chiedere che i toni si abbassino e si torni ad ascoltarsi, nell’interesse di tutti, e in particolare delle persone che vivono situazioni difficili della propria vita. Una necessità che si esprime in cinque proposte.  1. Giudicare l’intervento regolatorio appena varato alla luce dell’effettivo dettato della legge 194, che all’articolo 2 – come noto – prevede che «i consultori sulla base di appositi regolamenti o convenzioni possono avvalersi, per i fini previsti dalla legge, della collaborazione volontaria di idonee formazioni sociali di base e di associazioni del volontariato, che possono anche aiutare la maternità difficile dopo la nascita». Quella parola – «anche» – ha un valore da considerare con attenzione perché apre lo spazio per una collaborazione tra istituzioni e volontariato per l’intera gravidanza e oltre il parto, com’è interesse delle donne. 2. Conoscere la presenza già in atto da anni dei Centri di Aiuto alla Vita nelle istituzioni sanitarie sulla base di accordi trasparenti e nella reciproca soddisfazione, lungi da qualunque intento ideologico.3. Rispettare il pensiero – fondato sulla scienza e sulla ragione - di chi riconosce nel non nato un essere umano a pieno titolo, “uno di noi”, uguale in dignità a tutti gli esseri umani e perciò titolare dei fondamentali diritti dell’uomo. La stessa Convenzione sui diritti del fanciullo, ratificata dall’Italia, chiede che il bambino sia legalmente protetto anche prima della nascita. 4. Dialogare senza pregiudizi ascoltando le ragioni gli uni degli altri col  sincero interesse di capire come arricchire il proprio punto di vista. 5. Trovare un terreno comune di azione per ridurre il ricorso all’aborto una volta che il concepimento è avvenuto e aiutare le troppe donne che ancora sono costrette a interrompere una gravidanza per indigenza, emarginazione, violenza, abbandono, pressioni ambientali. Lavoriamo insieme a una società accogliente verso ogni vita umana, a cominciare da quelle più vulnerabili e fragili.

 

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