
dalla pagina facebook di padre Giovanni Cozzolino O.M.
La mia ricerca ha portato proprio a questo: l’attribuzione a Sebastiano Mainardi – 1483. Questa non è solo una effige devozionale, ma è considerata l’archetipo, la prima effige in assoluto di San Francesco di Paola venerata a Corigliano, collocata sull’ altare privilegiato del Santuario. E’ stata realizzata da Sebastiano Mainardi nel 1483, quando il Santo passa da Napoli per recarsi in Francia e che il Mainardi muore proprio nel 1513. La logica storica è stringente: il Santo parte per la Francia il 2 febbraio 1483, la tela sarebbe stata donata ai Minimi di Corigliano e poi esposta prima 1513, aggiungendo solo la scritta Beatus Francisce de Paula.

nella foto Madonna col Bambino e angeli di Sebastisano Mainardi
Chi era Mainardi? Pittore (San Gimignano 1460 circa – Firenze 1513); seguace e collaboratore di Domenico Ghirlandaio, troviamo la sua mano in tutte le opere importanti eseguite dalla bottega di quest’ultimo. Non un pittore locale, ma un artista del pieno Rinascimento fiorentino che stava lavorando a Napoli al seguito degli Aragonesi. Perché questa attribuzione si vede, artisticamente?Non è mano popolare. Quel marrò scuro di lana naturlamente nera del saio non è piatto. Mainardi, allievo di Ghirlandaio, usa una terra rossa venata di ocra, con chiaroscuro dolce, quasi fiammingo, per dare volume alle pieghe. Le mani giunte sul bordone non sono stilizzate, hanno anatomia, hanno le nocche, le vene.La tela, non la tavola. E questa è una prova unica: questa effige di Corigliano è l’unica tela, anziché delle altre effigie che sono tutti in tavola come ad esempio quella di Montalto Uffugo. Tecnica più moderna, da pittore itinerante, da cavalletto, non da bottega provinciale su tavola. Lo sguardo dal vero.

Nel 1483 Francesco ha 67 anni. Mainardi lo vede passare a Napoli. Non lo inventa. Lo ritrae dal vivo: barba ancora non bianchissima, volto scavato dal digiuno, cappuccio calato da eremita, non ancora l’icona agiografica con l’aureola enorme. Lo storico coriglianese Amato, nel 1850, riporta che uno dei più famosi artisti che stava decorando il Castello di Corigliano, appena vide questa effigie esclamò affermando che questo è il tesoro di Corigliano, perché è la copia originale di quella che stava in Vaticano e che non si sa perché sia scomparsa nello Stato Pontificio. In sintesi: non è solo la prima immagine del Santo. È il ritratto fatto da un maestro del Rinascimento fiorentino a un Santo vivente in viaggio versola Francia, in obbedienza a. Papa. Per questo ha quella forza umana che nessuna copia successiva ha più avuto.