
Il disastro di Marcinelle avvenne l’8 agosto 1956 nella miniera di carbone Bois du Cazier in Belgio. Un violento incendio sotterraneo, a circa mille metri di profondità, causò la morte di 262 minatori, tra cui 136 immigrati italiani. Le altre vittime appartenevano a 12 nazionalità diverse. La presenza di un numero così elevato di italiani era dovuta all’accordo “uomo-carbone” che impegnava l’Italia a inviare 2000 minatori a settimana in cambio di carbone a prezzo agevolato. Dopo la tragedia cambiarono radicalmente le normative di sicurezza nelle miniere europee.
Camilla Lezzi: “Mai conosciuto mio padre morto a Marcinelle – Emigrò per dare dignità alla nostra famiglia”
Articolo pubblicato su “La Stampa” dell’8 agosto 2026 pagina 15 di Saverio Occhiuto
Camilla Iezzi non era ancora nata quando, quella maledetta mattina dell’8 agosto del 1956, il piccolo comune di Manoppello, nell’entroterra pescarese, fu scosso dalla tragedia di Marcinelle: 262 morti nella miniera di carbone Bois du Cazier, in Belgio, di cui 136 italiani, 23 di loro provenienti proprio da Manoppello. Mamma Maria era incinta di Camilla quando qualcuno bussò alla porta di casa per dire che il marito, Camillo Iezzi, era rimasto sepolto sotto le macerie della miniera di carbone. Aveva solo 26 anni ed era partito dall’Abruzzo con tanti sogni e una grande voglia di riscatto in quel dopoguerra che rendeva ancora il futuro una pagina bianca.

Nella foto Camilla Lezzi
Camilla non ha avuto neanche il tempo di ricevere una carezza da lui. Quindi lei non ha mai conosciuto suo padre? «Purtroppo no, mia sorellainvece aveva già un annoquando lui è scomparso. Anche lei, però, era troppo piccola per avere dei ricordi.Nonostante tutto per noi èstato sempre vivo». In che modo? «Attraverso i tanti raccontie le foto mostrate da nostramadre e nostra nonna. Danoi in famiglia è accadutoqualcosa di diverso rispetto al lutto vissuto dalle altre vedove del paese, cheper molto tempo hanno tenuto nascosta la tragedia aisuperstiti, comese volessero proteggerli. In casa nostra no, sapevamo tutto dinostro padre». E chi era Camillo Iezzi? «Quando lasciò l’Abruzzoper cercare fortuna in Belgio era giovanissimo, cometanti ventenni di allora. Unragazzo anche lui orfano dipadre che si era sentito in dovere di partire per restituiredignità alla propria famiglia. Voleva aiutare la madre, che aveva fatto tanti sacrifici per crescerlo». Come scoprì la miniera di Marcinelle? «Attraverso quei famosimanifesti rosa che apparvero in paese dopo la fine della guerra, promettendo aigiovani una opportunitàdi futuro». Come state vivendo questo settantesimo anniversario di Marcinelle? «L’altra sera abbiamo vistouna parte del film “Le vocidi Marcinelle”, girato proprio qui a Manoppello, conMichele Placido nella partedel sindaco e altri attori importanti. C’è anche la mia voce tra le persone intervistate. Nei trailer che abbiamoavuto modo di vedere ci sono dei padri preoccupatiper i loro figli partiti in cerca di lavoro nelle miniere, alcuni assaliti dai sensi di colpa. Per quello che abbiamovisto ci è sembrato un belfilm, con un importante richiamo a quello che era il nostro paese nel primo dopoguerra. Ieri siamo stati anche a Roma, alla Farnesina,per assistere all’anteprimadell’altro importante documentario su Marcinelle realizzato dalla Rai, anche questo molto bello». E oggi come vivrete la ricorrenza del Bois du Cazier? «Alle 8, l’ora in cui si è verificata la tragedia di 70 annifa, saremo in piazza perascoltare in silenzio i rintocchi della campana che ricorderà i caduti di Marcinelle.È una cerimonia che si ripete ogni anno, ma questa volta sarà diverso. Sappiamoche anche in questa occasione il capo dello Stato, SergioMattarella, manderà una corona di alloro che i carabinieri depositeranno sul monumento ai nostri caduti. Altre cerimonie si svolgeranno, sempre in giornata, aMarcinelle ma in questa occasione con un numero diautorità nazionali e regionali maggiore del solito». Politica e istituzioni hanno fatto abbastanza, secondo lei, per ricordare una tragedia che nel ’56 varcò i confini nazionali colpendo parte dell’Europa? «Diciamo che oggi si sta facendo abbastanza, ma solonegli ultimi due anni Marcinelle è stata al centro dell’attenzione nazionale. Primabastava semplicementeuscire dalla nostra provincia e nelle scuole vicine i ragazzi non ne sapevano giàniente. Io sono un’ex impiegata della pubblica amministrazione in pensione, nonfaccio l’insegnante, ma hopotuto constatarlo girandonelle scuole: Marcinelle èstata scoperta da molti ragazzi solo di recente».