di prof. Franco Liguori

Si deve al papa Leone X la glorificazione e il trionfo di Francesco di Paola, con la sua canonizzazione in Roma nella basilica di S. Pietro, il 1° maggio 1519, dopo pochi anni dalla sua morte e sei dalla sua beatificazione.

“Il processo fu rapidissimo per motivi molto precisi” scrive il biografo Pietro Addante, che si richiama alla testimonianza contenuta nel Diario di Paride De Grassi,prefetto delle cerimonie pontificie, secondo il quale la rapidità della canonizzazione si deve al continuo e vivo interesse dei sovrani francesi, i quali, oltre a patrocinare il grande evento, contribuirono a pagare le spese per i processi canonici e per la solenne canonizzazione. Che Leone X si fosse mostrato sensibile verso le istanze dei sovrani francesi è egli stesso a confermarlo nella bolla di canonizzazione, dicendo di aver accolto “i voti del re di Francia, della regina Claudia, del Generale dell’Ordine”. D’altra parte è stato rilevato da altri storici che la canonizzazione di San Francesco di Paola, tanto patrocinata dalla Francia, avvenne in un periodo storico in cui i rapporti politici fra Roma e la corte francese erano particolarmente intensi e amichevoli. Il 1° maggio 1519 era presente nell’antica basilica costantiniana di San Pietro, splendidamente addobbata, una grande folla. Leone X fece un elegante discorso che durò quasi un’ora, sulla vita e sui numerosi miracoli compiuti dal Santo calabrese, e a stento, mentre parlava, riusciva a trattenere le lacrime. Con la bolla “Excelsus Dominus” del 1 maggio 1519 Francesco di Paola veniva ascritto definitivamente all’albo dei Santi. Le parole della bolla di Leone X che decretò la santità dell’eremita calabrese sono le seguenti: “A onore di Dio onnipotente, Padre, Figlio e Spirito Santo, ad esaltazione della fede cattolica e ad accrescimento della religione cristiana, a consolazione e prosperità dell’Ordine dei Minimi: per l’autorità di Nostro Signore Gesù Cristo, per quella dei Beati Apostoli Pietro e Paolo e per la Nostra; con l’assistenza e il consenso dei nostri fratelli, Noi decretiamo e dichiariamo che Francesco da Paola di buona memoria, Fondatore dell’Ordine dei Minimi, già accolto tra i cori dei beati nella gloria della celeste Gerusalemme, deve essere iscritto nel catalogo dei santi confessori, e Noi al presente ve lo iscriviamo, e dichiariamo e ordiniamo che egli in privato e in pubblico sia onorato come un santo. Stabiliamo che la sua festa sia celebrata ogni anno dalla Chiesa universale il giorno 2 aprile; che tutti i fedeli possano implorare i suoi suffragi, e a lui debbono rendere tutti gli onori dovuti agli altri confessori, iscritti nel catalogo dei santi”. “Da quel 1° maggio 1519, Francesco, figlio della terra di Calabria e di due contadini paolani, Giacomo e Vienna, l’eremita calabrese, il profeta di Dio in terra italiana e francese, l’uomo della pace, il fondatore della triplice famiglia dei Minimi, diventava figlio del mondo e di tutta la Chiesa, fratello di tutti i fratelli che camminano sulla terra nella speranza o nella disperazione” (Pietro Addante,1988). San Francesco di Paola rimane una delle personalità più rappresentative e più popolari della storia della Chiesa dei tempi moderni, una figura di santo, il cui messaggio, a distanza di cinque secoli, risulta ancora oggi attuale. Umile e penitente, con l’esempio della sua vita e con la predicazione dell’umiltà e della povertà costituì una risposta anticipata alla ribellione di Lutero. Uomo di fede e di intensa vita interiore, fu amato dal popolo e riverito dai potenti, malgrado la libertà, con cui riprendeva i loro vizi e stigmatizzava le loro prepotenze. La sua figura ha una grande importanza anche sul piano più strettamente storico. La sua epoca, il XV secolo, fu per il popolo calabrese, soggetto in quel tempo alla oppressiva dominazione aragonese, un periodo di patimenti e di sofferenze, anche per l’alto numero di privilegiati che vi erano nella società meridionale e per l’esosità del fisco. Contro tale situazione il santo paolano levò forte la sua voce di condanna e non esitò a rimproverare i signori e i principi per i soprusi da loro perpetrati ai danni della povera gente. Francesco di Paola arrivò persino a presentarsi davanti a Ferrante d’Aragona, nel 1483, per esortarlo a lenire le sofferenze dei suoi sudditi e a condurre un’azione energica contro i pirati turchi, che, a quel tempo, assaltavano, con le loro scorrerie, i paesi rivieraschi, seminando distruzione e morte. Le deposizioni rese dai testi del “processo cosentino”, presieduto dal vescovo di Cariati Giovanni Sersale e svoltosi tra il 1512 e il 1513, con una seduta anche a Corigliano, ci mostrano – come rileva lo studioso Pietro Addante- non solo la grande forza spirituale e morale del santo paolano, ma anche la storia drammatica e tragica di una società, quella calabrese, costretta a vivere, in pieno XVI secolo, nello splendore del Rinascimento italiano, ai margini della vita. C’è, secondo Addante, nelle pagine del processo cosentino, tutta l’anima calabrese, col suo pianto fatto di costrizione e di silenzio, l’umiliazione di un popolo derelitto, solo e misero, l’anelito ardente, ma soffocato di libertà. Il popolo che emerge dalle deposizioni del processo cosentino è un popolo che finalmente sente di non essere più solo, che sente di essere difeso con sincero coraggio nei propri diritti da un uomo come Francesco di Paola, che non mostra alcun interesse egoistico e politico. Questo popolo è preso da un fremito di speranza cristiana e si stringe attorno a quella tunica sdrucita di frate Francesco, a quella sua mano miracolosa e benedicente che porta conforto, pace e coraggio per continuare a vivere.

Per saperne di più :

  1. Caridi- Francesco di Paola.Un santo europeo degli umili e dei potenti.Roma, 2016
  2. De Rosa- San Francesco di Paola, mistico riformatore del suo tempo. Milano, 2013
  3. Addante- San Francesco di Paola,Torino, 1996

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