
La forza della devozione popolare: dall’oratorio del Rosario alla chiesa di San Giovanni di Dio
di Francesco Di Iuri
L’attuale chiesa di San Giovanni di Dio affonda le proprie origini nel primo Seicento, quando nacque come oratorio della congrega di Nostra Signora del Santissimo Rosario.
Nel corso dei secoli l’edificio fu ampliato e abbellito, soprattutto nella prima metà la dell’ottocento, fino ad assumere, attraverso ulteriori interventi, l’aspetto attuale.
Durante gli ultimi lavori fu collocata nella chiesa, non più nota come «cappella del Rosario», ma come S. Giovanni di Dio», la tela della «Madonna di Pompei», della pittrice coriglianese Ida De Novellis.

Per comprendere il cambio di denominazione occorre volgere lo sguardo a un’altra istituzione, l’Ospedale della Pietà, sorto sulla collinetta che fiancheggia, sulla destra, la chiesa del Carmine, in un edificio originariamente destinato a frantoio oleario e appartenuto alla nobile famiglia Perrone. Fu un sacerdote della stessa casata a offrirlo, nel 1562, affinché vi trovasse sede un’opera pia destinata all’assistenza degli ammalati. L’istituzione dell’ospedale si concretizzò, tuttavia, soltanto nel 1604. Per assicurare la gestione della struttura furono chiamati i Fatebenefratelli, appartenenti all’Ordine ospedaliero fondato da San Giovanni di Dio.
La soppressione napoleonica del pool 1809 segnò la definitiva chiusura dell’Ospedale della Pietà. I locali, passati ai nuovi proprietari, i baroni Compagna, furono destinati a oleificio. Con la fine dell’istituzione scomparve dunque il luogo che aveva ospitato per secoli l’opera assistenziale dei Fatebenefratelli, ma non la devozione che intorno a esso si era consolidata.

Nella piccola cappella dell’ospedale era infatti custodita una venerata statua di San Giovanni di Dio. Venuta meno la funzione religiosa del complesso ospedaliero, la statua fu trasferita nella cappella della congrega del Rosario.
Fu proprio questo trasferimento a segnare una svolta nella storia della cappella che, fino ad allora conosciuta con il nome legato alla confraternita, cominciò a essere chiamata “San Giovanni di Dio”.
La statua era già il fulcro di una devozione profondamente radicata nella vita cittadina, tantè che ogni anno, l’8 marzo, veniva portata solennemente in processione per le vie di Corigliano, accompagnata dall’omaggio floreale della popolazione.
Ancora negli anni Sessanta del Novecento, nei rioni più antichi del paese, i bambini si sfidavano nella raccolta dei gialli «jurilli ‘i San Giuànni», i fiorellini primaverili destinati a essere conservati dalle madri in poveri vassoi di latta. Al passaggio della statua davanti alle abitazioni, le corolle venivano lanciate in segno di affetto e venerazione.
Bibliografia
Gravina Canadè Teresa, Le chiese raccontano, Soveria Mannelli, 1995.