
Oggi è una domenica speciale per tutta la famiglia francescana.
Il 4 ottobre celebriamo san Francesco d’Assisi, l’uomo che ha scelto di seguire il Vangelo con semplicità e radicalità, fino a lasciare che la sua vita diventasse una lode a Dio e un dono per i fratelli.
A ottocento anni dal suo Transito, Francesco continua a parlarci perché non è stato un uomo lontano dalla realtà: ha conosciuto la fatica, il dubbio, le difficoltà della fraternità e il peso delle scelte, ma ha saputo attraversare tutto questo lasciandosi trasformare dal Vangelo.
Forse è proprio questa la sua eredità più bella: ricordarci che la santità non ci chiede di essere perfetti, ma di diventare sempre più veri, capaci di riconoscere Dio nella nostra vita concreta e di lasciar fiorire il bene anche dentro le nostre fragilità.
Imparate da me,
che sono mite e umile
di cuore
(Mt 21, 33-43)
Gesù non è stato un mito, ma un mite: una persona vera, tanto innamorata dell’umanità e del Padre da sapersi caricare sulle spalle un giogo a forma di croce per arare con il vomere della risurrezione il campo della storia e seminarlo a vangelo.
Francesco fu uno dei frutti di quella semina, finito nella cesta del mondo per placare la fame di assoluto di ogni essere umano.
Ancora oggi risuona la sua lode a Dio, nella vita di tante e tanti che, nonostante le grandi sfide che la vita pone lungo la strada, sanno radicarsi nella promessa che ogni cosa è destinata a fiorire.
Vogliamo sporcarci le mani e la vita con terra e vangelo? Beati noi, perfetti nelle nostre imperfezioni, perché come Francesco siamo chiamati ad essere così umani da diventare santi, e così santi da rimanere pienamente umani!
Il Signore vi benedica