
Le foto sono tratte dal sito www.anticabibliotecacoriglianorossano.it
di Giulio Iudicissa
Ed arriviamo al 1900 con 15.379 abitanti. Gli amministratori del tempo si rendono conto che alcune opere, soprattutto del settore igienico-sanitario, sono da affrontare senza altro indugio. Le gravi alluvioni di fine secolo, infatti, ed una terribile epidemia di vaiolo, nel 1904, impongono l’arginatura di fiumi, torrenti e collettori; consigliano, per allontanare la malaria, la bonifica almeno delle aree di pianura più paludose; infine, spingono verso la costruzione di un moderno e grande ospedale.
Tutte e tre le opere vengono realizzate col pubblico denaro ed in parte anche con qualche sovvenzione della famiglia Compagna. Delle tre, l’ultima opera a vedere la luce, nel 1938, è l’Ospedale, intitolato appunto a Guido Compagna ed ubicato nei locali del convento dei Cappuccini, dove, ampliato, ancora si trova.
Altre cose, comunque, vanno ancora ricordate. Appartengono all’anno 1911: sono il cinematografo, la teleferica, che scende lungo il Coriglianeto e trasporta il legname dalla montagna fino al ponte Margherita, infine, un nuovo sportello bancario, denominato Cassa rurale ed artigiana.
Insieme, tutte queste cose rendono in paese meno difficile la vita.

D’ora in avanti e per oltre trent’anni, Corigliano vive in mezzo ai problemi, nei quali si dibattono, d’altronde, tutti i comuni d’Italia. Opere positive, però, se ne realizzano ancora. Vengono sistemate le principali strade cittadine con in testa via Roma, vengono migliorati i collegamenti tra il centro e le frazioni, aprono altri sportelli bancari. Addirittura, nel 1932, giunge in visita al paese il Principe ereditario Umberto di Savoia con la consorte. Purtroppo, gli eventi negativi sono più numerosi ed oscurano gli altri. Siamo già alla vigilia della guerra e del fascismo; stiamo per entrare, cioè, in un’epoca caratterizzata dal disordine, dalle ristrettezze e, talvolta, dalla violenza. Questa fase è comune a tutta l’Italia.

Partiamo dalla Prima guerra mondiale, che a Corigliano inizia ufficialmente l’1 giugno del 1915, quando partono i primi soldati per il fronte. Per loro le Autorità comunali organizzano un comizio in piazza ed un corteo, insomma una festa di popolo. I soldati sanno di partire per liberare la patria dagli Austriaci; nessuno immagina ciò che, purtroppo, lo attende.

Dal 1915 al 1918 in città soffrono tutti. Già un chilo di pane costa 42 centesimi. Di più soffrono naturalmente i poveri. Cresce il numero degli emigranti: nel 1916, ne partono verso le Americhe oltre 700. Manca l’essenziale: il grano, soprattutto, e, poi, l’olio ed il petrolio. A poco o a niente servono i vari comitati, che sorgono, in teoria, per dare sollievo alle vedove ed agli orfani; di fatto, fanno soltanto propaganda. Quando arriva finalmente la notizia della fine della guerra, si fa di nuovo festa, ma il bilancio è tutto negativo. Per tre anni, 3mila giovani coriglianesi lasciano i campi e le botteghe, i mestieri e le professioni; lasciano il paese e la famiglia; molti tornano feriti e mutilati; 120 giovani soldati non fanno, addirittura, ritorno. (Fine prima parte)