
di Tonio Dell’Olio in “www.mosaicodipace.it” del 1 ottobre 2026
Al termine della sua Assemblea generale bisognerebbe ammettere che non possiamo fare a meno
dell’ONU. Lo scriveva ieri anche Ettore Sequi, su La Stampa richiamando una lettura che aiuta a
vedere, dietro la paralisi dei veti, una domanda più profonda di multilateralismo.
Una sete di dialogo, di confronto senza armi, di regole che valgano anche per chi ha la forza di
violarle. Sequi ricorda che “la pace è il rispetto del diritto altrui”. Il problema comincia quando il
diritto diventa un obbligo per i deboli e un optional per i potenti. L’alternativa all’ONU sarebbe
consegnare il mondo e i suoi squilibri al più forte. Un potente che spesso chiamano “sceriffo”.

Ma quando non difende la legge e piega ogni decisione ai propri interessi, “bandito” è la parola più
appropriata. Risorse, territori, mercati: ogni azione diventa un tassello di una volontà di dominio
imperialista. Per questo riformare le Nazioni Unite non può ridursi ad aggiungere poltrone al tavolo
dei potenti. Occorre dare voce e potere ai popoli, sottrarre la pace al ricatto dei veti, rendere il
diritto capace di proteggere le persone. Le interdipendenze ci chiedono più cooperazione e meno
gerarchie. La debolezza dell’Onu deve spingerci a cambiarla. Se la casa comune ha crepe profonde,
si riparano le fondamenta, non si consegnano le chiavi al bandito.