
Il Pendino, crocevia della storia
di Francesco Di Iuri
Un luogo meraviglioso, dove arte, storia, spiritualità e natura si intrecciano in un connubio unico. La Valle del Pendino rappresenta uno dei contesti urbani e paesaggistici più significativi e suggestivi di Corigliano, non soltanto per la storia della città, ma per quella dell’intera Calabria. Tra conventi, ospedali, giardini, commerci e innovazioni produttive, questo lembo di territorio ha costituito per secoli il cuore pulsante della vita economica, sociale e religiosa della comunità.

Nella foto: Loggia dei Mercanti, immagine di Francesco Grillo tratta da “Antichità storiche e monumentali di Corigliano Calabro”
La centralità storica del Pendino affonda le proprie radici già negli anni venti del XIII secolo, quando sulla riva sinistra del Coriglianeto sorse il primo insediamento coriglianese di un ordine mendicante, per opera di Pietro di Sant’Andrea di Faenza, discepolo diretto di San Francesco d’Assisi, che qui fondò il convento dei Frati Minori Francescani. La comunità francescana contribuì allo sviluppo economico del territorio e lasciò una profonda eredità spirituale. Non si può infatti fare a meno di ricordare le vicende dei due santi coriglianesi, Leone Somma e Nicola Abenante, che proprio nel convento del Pendino vestirono il saio francescano. Insieme ad altri cinque frati minori calabresi, essi subirono il martirio in Marocco nel 1227, entrando nella storia come i Sette Martiri di Ceuta. Nel 1450, il convento fu ceduto al conte di Corigliano, Luca Sanseverino, in cambio di un nuovo complesso appositamente edificato, l’attuale Chiesa e Convento di Sant’Antonio.

nella foto: Antico Concio di liquirizia in contrada Carmine
Il conte trasformò l’antico convento in una residenza signorile, in seguito nota come “Il Palazzo” per distinguerla dal Castello, più confortevole e prestigiosa al punto da essere spesso preferita allo stesso maniero. Accanto al Palazzo fu edificato il cosiddetto “Palazzetto”, destinato ad accogliere gli ospiti della famiglia. L’edificio ospitò nel 1489 il Duca di Calabria, Alfonso II d’Aragona, e fu inoltre il luogo in cui nel 1837 si spense Giuseppe Compagna. Tra le emergenze architettoniche del Pendino spiccano la Chiesa e il Convento del Carmine. Fondato nel 1295, il complesso carmelitano, interessato da un intervento di restauro non ancora completato, riveste una straordinaria importanza storica, culturale e religiosa poiché, secondo gli studiosi dell’Ordine carmelitano, rappresenta il primo insediamento dell’Ordine in Calabria, a testimonianza, ancora una volta, della centralità del sito.
Accanto a questo luogo simbolico sorge un’altra realtà destinata a segnare profondamente la storia economica locale. Nel 1715, per volontà di Agostino Saluzzo, duca di Corigliano, venne eretto il primo concio di liquirizia della regione, dove ebbe inizio la produzione della pasta di liquirizia. Un’attività che avrebbe inciso sullo sviluppo dell’economia locale e che può essere annoverata tra le prime esperienze del genere in Italia, se non la prima, essendo la produzione di liquirizia un’attività tipicamente calabrese.

nella foto: Uno dei due archi superstiti del “Giardino Grande”
Domina la collinetta detta “Monte Pidocchio”, sita nella località anticamente conosciuta come “Sant’Angelo” (attuale rione Pignatari), l’Ospitale della Pietà dei Fatebenefratelli di San Giovanni di Dio. Fondato nel 1604, il convento-ospedale rappresentò la prima forma organizzata di assistenza sanitaria a Corigliano e la terza istituzione del genere sorta in Calabria, dopo quelle di Rossano (1592) e Cosenza (1593).
Per secoli, l’Ospedaletto svolse un importante ruolo assistenziale inserendosi nella rete delle opere promosse dall’Ordine Ospedaliero di San Giovanni di Dio, che aveva come missione la cura degli ammalati e l’accoglienza dei bisognosi.
Per la sua rilevanza storica e culturale e prima che sia troppo tardi, l’Ospitale meriterebbe un urgente intervento di recupero e valorizzazione che ne assicuri la tutela e la fruizione da parte della comunità.
Altro edificio simbolo dello sviluppo socio-economico del territorio fu la Loggia dei Mercanti, eretta dai massari coriglianesi nel 1595 quale luogo destinato alle contrattazioni commerciali tra mercanti e proprietari di bestiame, che numerosi giungevano a Corigliano per partecipare alla Fiera che si teneva ogni 25 aprile. La manifestazione si svolse fino al 1868 e rappresentò per secoli il più importante appuntamento commerciale del territorio.

nella foto: Palazzo e Palazzetto del Pendino
Tra le memorie più affascinanti della contrada si ricorda il celebre Giardino Grande, il più vasto e prestigioso giardino di Corigliano, appartenuto nel corso dei secoli alle più importanti famiglie feudali che dominarono la città: dai Sanseverino ai Sangineto, dai Ruffo ai Saluzzo, fino ai Compagna dopo l’abolizione della feudalità. Come annotava lo storico Pasquale Tramonti, “Il Giardino appare circondato da un muro, che, ad intervalli regolari, è modellato a nicchie, nelle quali, una volta, erano collocate statue di divinità pagane. Lungo il perimetro non v’è più lo «stradone» fiancheggiato da siepi di mirtillo e ciclamini, che terminava al cancello di ingresso sostenuto da un arco di stile barocco ancora oggi esistente. Lo «Stradone» era utilizzato per la passeggiata in carrozza o a piedi dei feudatari e loro ospiti.” Un secondo arco non citato dal Tramonti, e situato a diverse decine di metri dal primo, testimonia l’estensione e la magnificenza del luogo.
Non è dunque un caso che fino alle soglie del Novecento l’antica via di accesso al paese attraversasse questa contrada. La cosiddetta “Chiùbbica”, la via pubblica, superava il torrente Coriglianeto mediante un ponte di legno situato poco più a est dell’attuale Ponte Margherita costruito nell’Ottocento, attraversava il sagrato della Chiesa del Carmine, risaliva verso la collina dove sorgeva la scomparsa chiesa di San Giovanni de Fundis e proseguiva fino alla Chiesa di San Domenico, nei pressi della quale si trovava la Porta della Giudecca, che dava accesso al centro abitato.
Come scrive la storica Teresa Gravina Canadè, “Per tutti questi motivi, religiosi, economici, sociali, la ricca e amena contrada del Pendino, incanto dei viaggiatori forestieri di ogni tempo, brama degli eterni «Mazzarò» nostrani, è da ritenersi uno dei luoghi più significativi della storia coriglianese.”
Bibliografia
Rocco Benvenuto, Fate bene fratelli, a voi stessi… Origine e storia del convento-ospedale fondato a Corigliano dai “Fatebenefratelli” agli inizi del Seicento, in «il serratore», 1989.
Enzo Cuminio, Un uomo e la sua città. Pier Tommaso Puglisi e la Corigliano del Seicento, Castrovillari, 2008.
Luigi De Luca, Breve storia illustrata di Corigliano, Corigliano Calabro, 2008.
Crescenzo Di Martino, Le fiere di Corigliano, in «il serratore », 1994.
Teresa Gravina Canadè, Le chiese raccontano, Soveria Mannelli, 1995.
Francesco Grillo, Antichità storiche e monumentali di Corigliano Calabro, Cosenza, 1965.
Luigi Petrone, A basso a lo Pendino, in «il serratore», 2024.
Pasquale Tramonti, Mullichelle. Corriere della Sibaritide 1981-1982-1983.
La dolce industria. Conci e liquirizia in provincia di Cosenza dal XVIII al XX secolo, Corigliano Calabro, 1991.