
dalla pagina facebook di padre Giovanni Cozzolino O.M.
San Francesco di Paola, come santo della quaresima, ci richiama immediatamente al suo rapporto con il mistero della Croce. L’itinerario quaresimale conduce alla Pasqua passando attraverso la passione e la morte sulla Croce. La dimensione penitenziale che ha segnato tutta la sua vita eremitica non è mortificazione fine a sé stessa. Secondo il biografo anonimo suo discepolo, fu motivata proprio dalla “compassione” che sentiva nell’animo al pensiero che gli uomini con i loro peccati tornavano a crocifiggere il loro Signore. Il segno più eloquente di questo amore è il suo bastone. In realtà Francesco, a parte la dimensione penitenziale con la quale ha cercato di rivivere la passione di Cristo, ha mostrato anche con gli atteggiamenti esterni la sua interiore inclinazione verso il Crocifisso. Sul bastone, col quale si accompagnava nei suoi viaggi, portava sempre una croce, che ora si conserva nel Santuario di Corigliano. Quella croce non era un ornamento. Era la sua bussola, il suo Vangelo visibile. È la croce bronzea appartenuta al santo paolano e donata alla cittadinanza in sua memoria, che ancora oggi è custodita come opera più importante nel Santuario Diocesano di San Francesco di Paola a Corigliano-Rossano, in Piazza Vittorio Veneto.
Durante la sua permanenza a Corigliano tra il 1476 e il 1478, proprio con quel bastone tracciò il solco del miracolo dell’acqua dal Bosco dell’Acqua fino al convento, per dissetare i frati e il popolo. La sua iconografia più antica lo conferma: è ritratto secondo la consueta iconografia, con lungo saio, e nella destra regge un lungo bastone. Quel bastone culminava sempre con la Croce. Con una croce delimita la sacralità del convento, fa il segno di croce per operare guarigioni, sosta dinanzi al Crocifisso prima di ogni miracolo. Per questo la Regola dei Minimi si apre e si chiude nel nome del Crocifisso: “Nel nome del Crocifisso inizia la vita e Regola dei frati dell’Ordine dei Minimi”
“Siano rese grazie perenni al Crocifisso” Il desiderio di conformarsi a Cristo trasforma Francesco in asceta e apostolo. Come Cristo sulla croce poteva solo pregare, così il cristiano deve imitare Cristo nel sentirsi legato con lui per poter solo pregare. Anche la morte lo sigilla in questo abbraccio: il Venerdì Santo del 1507 chiude gli occhi a questo mondo abbracciando e baciando ripetutamente il Crocifisso, dopo aver ascoltato il racconto della passione di Giovanni. Esaltare la Santa Croce, per San Francesco di Paola, non è quindi celebrare un giorno, ma portare la Croce sul proprio bastone, davanti a sé, ogni giorno, perché sia esaltata davanti agli uomini.