
nella foto Gegè Nastasi
di Salvatore Martino
Carissimo Gegè, è passato esattamente un mese dal giorno della tua dipartita, un giorno triste e doloroso, che ha segnato la fine della tua vita terrena e causato tanta tristezza a coloro che ti hanno conosciuto e voluto bene. Eppure, a tutt’oggi, sembra che tu non te ne sia andato, sei ancora qui, in mezzo a noi, a discutere e a ragionare, a godere della nostra amicizia e a mettere a fuoco le nostre vite e quelle di altri che, in questo tempo così difficile, vivono una condizione di drammaticità e di pericolo, soffrendo sulla loro pelle conseguenze di scelte assurde e sbagliate che stanno mettendo a rischio la sopravvivenza dell’umanità. Nelle ultime settimane, sei stato particolarmente presente nei nostri discorsi, nei nostri ricordi, e nei nostri cuori, tanto da spingerci a pensare che eri semplicemente passato nell’altra stanza, secondo una espressione solitamente attribuita a sant’Agostino ma appartenente al sacerdote inglese Henry Scott-Holland. Non è proprio così, ma tu continui ad essere tra noi, impegnato in quel dialogo che, iniziato tantissimo tempo fa, ci consente di confrontarci sui tanti temi che riguardano la vita, la storia, la Chiesa, la crisi di questa società, l’educazione, la formazione. L’altra sera abbiamo continuato a parlare di te e con te a Mandatoriccio, durante uno dei nostri abituali incontri, sei stato ancora una volta “dei nostri”. C’eravamo quasi tutti, abbiamo discusso animatamente come al solito; poi, abbiamo anche riso per alcune tue barzellette, che nonostante il tempo, mantengono intatta l’ironia, la simpatia, e la paradossalità. È vero, la vita e la morte sono un grande mistero, perché presenza e ricordo spesso si confondono, forse perché fanno parte della stessa realtà, forse perché non riusciamo a comprenderne fino in fondo il significato. E, forse perché come disse, sant’Agostino, stavolta proprio lui, il grande santo di Ippona, occorre considerare il dolore e la sofferenza della morte attraverso la luce della fede, perché poi consente di intravvedere la bellezza dell’eternità. Inteso così, è un viaggio davvero difficile e complicato, quello umano, che tu sei riuscito a completare con fede e speranza, dando l’impressione a chi ti è stato vicino, negli ultimi tempi, di cominciare già a nutrire una certa nostalgia per l’aldilà.