
Pagina Facebook padre Giovanni Cozzolino Ordine dei Minimi
Ci passavo da bambino con mio padre, al Bosco dell’Acqua in contrada Prastìa, nei pressi di Piana Caruso. Lì c’è ancora oggi il sentiero che porta alla sorgente. Io stesso ho messo un segno per indicarla, perché si stava perdendo.
1. LA PROVA STORICA – AGLI ATTI DEL 1513
Non è leggenda. È deposto sotto giuramento al Processo Cosentino, seduta di Corigliano del 19 gennaio 1513:
Testi laici sotto giuramento: Luigi Romeo (teste 102°) – “Venne fra Francesco a Corigliano per ultimare il convento ancora senza acqua… ve la portò miracolosamente, benché la sorgente fosse lontano ben quattro miglia” e Don Nicola Castagnaro (teste 101°) – “erano più di trecento le persone che si erano prestate onde apprestare un acquedotto”.
Quattro miglia sono i 6 km dal Bosco dell’Acqua al Romitorio.

2. LA PROVA MATERIALE – UN’OPERA PUBBLICA E L’EDICOLA DEL 1550
San Francesco fece un’opera colossale con il popolo: per superare la valle che oggi è Via Roma costruì il Ponte Canale alto 19,90 metri, con archi alla romana, per portare l’acqua all’Acquanova, al Muro Rotto e al Fondaco.
A guardia della sorgente, i nostri avi nel 1550, a soli 43 anni dalla morte del Santo, eressero un’edicola votiva che esiste ancora. È la prova che quell’acqua fu subito ritenuta acqua salutare e santa. Nessun’altra sorgente di Corigliano ha un’edicola così antica. Al Bosco c’è ancora incisa la data dei lavori di manutenzione del 10 agosto 1933.
3. GLI STUDI LAICI – NON LO DICONO SOLO I FRATI
Francesco Grillo (1919), maestro laico, fu il primo a raccogliere dalla viva voce dei contadini di Corigliano i canti popolari sul miracolo dell’acqua. Prova che la memoria è del popolo.
Luigi De Rosis (1846), avvocato e storico laico rossanese, parla dell’acquedotto di San Francesco come opera pubblica dei coriglianesi.
Comitato di Quartiere Acquedotto (2020), cittadini laici: “Il Bosco dell’Acqua è un’antica sorgente dal valore inestimabile, molto simile a quella del Pallistro, attualmente inutilizzata, che può apportare almeno 518.400 litri al giorno”.
Sindaco laico Giuseppe Geraci (2016) che pose la stele ufficiale del Comune in contrada Prastìa “come segno del miracolo dell’acqua compiuto durante la sua permanenza a Corigliano (1476-1478)”.
4. PERCHÉ FU CHIUSA E LE ANALISI SCIENTIFICHE DEL 2010
Fu dichiarata “inquinata oltre 30 anni fa” (fine anni ’70) con un atto amministrativo, senza studi geologici pubblicati su una falda di montagna a 500 metri.
Nel Comunicato Ufficiale del Comune di Corigliano, 7 settembre 2010, Sindaco Pasqualina Straface, Assessore Giuseppe Curia, si legge:
“L’antica sorgente del Bosco dell’acqua, era stata dichiarata inquinata oltre 30 anni fa ed oggi, dopo una serie di attente analisi chimico-fisiche e batteriologiche, sono risultate potabili e possono raggiungere il serbatoio del centro storico, al quale apportano 518.400 litri di acqua al giorno, 6 litri al secondo continui. Acqua pura come quella del Pallistro.”
Dopo pochi mesi, richiusa e abbandonata.
5. PER QUALE MOTIVO NASCOSTO?
E qui sorge la domanda legittima: per quale motivo nascosto si lascia perdere nel bosco 518.400 litri al giorno di acqua salutare, già analizzata, potabile, già canalizzata?
Perché si preferisce pagare per pompare acqua da decine di chilometri, mentre abbiamo l’acqua del nostro Patrono che si perde a terra? A chi giova tenere chiusa una sorgente comunale, libera e a chilometro zero, custodita da un’edicola del 1550?
Chiedo pubblicamente alla Regione Calabria, a Sorical, all’ARPACAL e al Comune di Corigliano-Rossano di ripetere le analisi del 2010 e riaprire la condotta.
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