
Dalla pagina Facebook di padre Giovanni Cozzolino Ordine dei Minimi
1. IL FATTO – 1 AGOSTO 1806
Il 1 agosto 1806 il Generale francese Jean Antoine Reynier assalta Corigliano Calabro. La città si difende con Salvatore Pugliese. Dopo due ore di resistenza, i francesi entrano e saccheggiano brutalmente la città perché aveva rifiutato viveri e aiuti alle truppe francesi.[1][2]
Tra gli edifici incendiati, la Parrocchia di San Giovanni Battista nel centro storico. Non San Giovanni de Fundis, che era già rudere dal terremoto 1638, ma la Parrocchia del popolo nel cuore di Corigliano.
I fedeli salvano solo la testa del Santo.

2. DA DOVE VENNERO – VIA LECCO DAL PATIRION
Via di accesso dei francesi: vennero dal Monastero di Santa Maria del Patirion, fondato nel 1095 sopra Rossano, scendendo per Via Lecco.
Via Lecco è antica via di campagna che scende dal Patirion verso Corigliano, via nascosta tra uliveti e boschi, conosciuta solo da contadini e pastori locali.[3]
Nota urbanistica controllata: i quartieri moderni Ariella e Acquedotto, nati intorno al 1970 con edilizia popolare, nel 1806 non esistevano come quartieri, erano aperta campagna. Non potevano essere via di accesso come quartieri.[4]
Via Lecco permetteva di evitare le strade principali e di prendere alle spalle i difensori. Questo spiega quanto scrive lo storico Giuseppe Amato nel 1884: “I Coriglianesi li aspettavano lì… ma loro vennero dalla parte opposta e li presero alle spalle”. Parte opposta = Via Lecco.[5]
3. LE STATUE DEL MUSEO P. ANTONIO ARENA SALVATE DAL FUOCO
Nel Museo P. Antonio Arena, da me inventariato nel 2024, sono custodite due testimonianze del 1806:[6]

FOTO 1 – TESTA DI SAN GIOVANNI BATTISTA IN TECA – 1500
Teca di vetro. Dentro testa lignea di San Giovanni Battista, scultura 1500-1520 epoca spagnola. Legno di noce scuro, occhi in vetro azzurro originali spagnoli che brillano, barba a chiocciola scolpita ricciolo per ricciolo, bocca semiaperta che predica, capelli lunghi ondulati, collo tagliato netto dipinto sangue rosso vivo, espressione dolore sereno. Capolavoro salvato dal fuoco del 1 agosto 1806. Inventario 2024.
FOTO 2 – STATUA INTERA CON MANTO ROSSO
Statua intera di San Giovanni Battista con manto rosso porpora, fodera interna verde, tunica marrone, in braccio agnello bianco simbolo di Cristo, mano destra alzata che predica. Testa originale 1500 spagnola montata su corpo rifatto 1890-1910 dai fedeli per riportare il Santo in processione dopo distruzione francese del 1806. Accanto a teca nel Museo.
4. LA COMUNITÀ DEI MINIMI QUANDO VENNERO I FRANCESI – EROI SENZA NOME
Nel 1806 a Corigliano c’erano due conventi Minimi: il Romitorio, quarta casa fondata da San Francesco di Paola nel 1476, e il Convento della SS.ma Trinità.
Real Decreto 14 agosto 1806: monasteri con meno di dodici monaci soppressi. Real Decreto 7 agosto 1809: aboliti ordini possidenti, tra cui “Paolotti o Minimi di San Francesco”.[7]
Ogni convento di Corigliano aveva meno di dodici frati. Composizione: 1 Correttore, 2-3 Padri sacerdoti, 2-3 Chierici studenti, 3-4 Frati laici. Totale circa 16-20 frati divisi nei due conventi. Espulsi nel 1809 con pensione 96 ducati sacerdoti e 48 conversi. Conventi incamerati e trasformati in caserme.
Perché furono bravi e eroi senza nome?
Nel 1806 salvarono testa lignea dalle fiamme. Nel 1809, prima di essere espulsi, nella Chiesa del Convento della SS.ma Trinità, non nella chiesa del Romitorio, coprirono di gesso bianco una piccola statua di San Franchiellu per nasconderla ai francesi. Nella stessa Chiesa, nella Cappella del Santo, nascosero anche statua d’argento di San Francesco.
Il gesso è rimasto fino al 2005 quando io l’ho ritrovata: statua lignea 40-50 cm, tutta bianca di gesso, tolto gesso apparve San Francesco giovane, nella manica sacchettino con osso reliquia. Piccolo San Franchiellu salvato dal gesso.[8]
I nomi precisi dei frati 1806-1809 non sono ancora noti online perché archivi bruciarono nel saccheggio. Sono conservati nell’Archivio Provinciale dei Minimi a Paola e nell’Archivio di Stato di Cosenza, Fondo Corporazioni Religiose Soppresse, Buste Corigliano. Ricerca in corso.
Dal 1809 al 1839 conventi chiusi. Delibera Comunale 2 aprile 1839: rientro dei Frati.[9]
Primavera 2005-2006: comunità formata da P. Giovanni Cozzolino correttore, P. Antonio Arena vicario, P. Massimo Vitalba archivista. Restauro e inaugurazione 3 dicembre 2006.
Oggi Museo P. Antonio Arena custodisce quel coraggio.
Venite a vedere testa 1500, manto rosso e San Franchiellu salvato dal gesso!
NOTE E AUTORI
Wikipedia, voce Corigliano Calabro: “Il 1º agosto Reynier assaltò Corigliano difesa da Salvatore Pugliese che resistette due ore”[1]
Sito Castello Ducale Corigliano: “Corigliano rifiutò aiuti e viveri alle truppe francesi e per questo fu brutalmente saccheggiata”[2]
Memoria locale raccolta da P. Giovanni Cozzolino: Via Lecco antica via di campagna dal Patirion verso Corigliano[3]
Nota urbanistica: Quartieri Ariella e Acquedotto insediamenti moderni nati intorno al 1970, nel 1806 aperta campagna[4]
Giuseppe Amato, Cronistoria di Corigliano Calabro 1884, pag. 245: “I Coriglianesi li aspettavano lì… ma loro vennero dalla parte opposta”[5]
P. Giovanni Cozzolino, Inventario Museo P. Antonio Arena 2024: scheda testa lignea 1500-1520[6]
Archivio di Stato di Salerno, Corporazioni Religiose Inventario: Real Decreto 7 agosto 1809 “abolì gli ordini possidenti… Paolotti o Minimi di San Francesco” e Real Decreto 14 agosto 1806 meno di dodici monaci[7]
Ritrovamento 2005 Chiesa Convento SS.ma Trinità, testimonianza P. Giovanni Cozzolino, P. Antonio Arena, P. Massimo Vitalba[8]
Archivio Comunale Corigliano, Delibera 2 aprile 1839 rientro Frati Minimi[9]
Autori citati: Giuseppe Amato medico storico 1884, P. Giovanni Cozzolino, P. Antonio Arena, P. Massimo Vitalba, Generale Jean Antoine Reynier, Salvatore Pugliese