
di Ercolino Ferraina
La Calabria si trova davanti a un bivio: continuare ad alimentare sospetto e rassegnazione oppure valutare ogni opportunità con spirito critico e senso di responsabilità. Questo non è un post politico, ma un invito a riflettere su un atteggiamento diffuso: criticare a prescindere, senza distinguere tra spesa e investimento, tra propaganda e sviluppo.
Ogni iniziativa pubblica va valutata con rigore e trasparenza. Ma quando il pregiudizio sostituisce l’analisi, il rischio è danneggiare la Calabria più dei suoi problemi strutturali. Una terra che vuole crescere deve confrontarsi su dati, competenze e prospettive, non sugli slogan.
La Calabria non può più permettersi di perdere occasioni per attrarre investimenti, creare occupazione e costruire una reputazione positiva. Il futuro non nasce dal disfattismo, ma da una visione capace di riconoscere il valore delle opportunità e migliorarle quando serve.

Con questo spirito, e senza pregiudizi, propongo una riflessione su un tema che merita equilibrio, conoscenza e amore per la nostra terra. Il disfattismo dei Calabresi, troppo spesso, è a prescindere. In questa terra, su ciò che si fa o non si fa, ci sono i cosiddetti arbitri del sapere.
Vedere il Vinitaly a Sibari e pensare solo ai ‘selfie’ significa non avere idea di come funzioni l’economia moderna. Chi parla di ‘soldi buttati’ preferisce probabilmente una Calabria isolata, invisibile e piagnucolante. Ma guardiamo i fatti:
Il ritorno economico del Brand: Quel milioncino di euro non sono una spesa, sono un investimento in marketing territoriale.
Il marchio Vinitaly attira buyer internazionali, importatori e giornalisti di settore che altrimenti Sibari e la Calabria non li avrebbero visti nemmeno in cartolina.
Il turismo enogastronomico muove miliardi: farsi notare non è un vezzo, è una necessità vitale per posizionarsi sul mercato.
Numeri e PIL del Vino Calabrese: Il settore vitivinicolo in Calabria non è un passatempo. Parliamo di centinaia di cantine che imbottigliano eccellenza (pensiamo ai vitigni autoctoni come Gaglioppo, Magliocco, Greco Bianco) e che creano migliaia di posti di lavoro reali sul territorio, trattenendo proprio quei giovani che si dice di voler difendere. L’export del vino calabrese è cresciuto a doppia cifra negli ultimi anni: eventi come questo servono a consolidare questi dati.
La miopia dei calabresi: Dire che non si devono fare eventi finché non si risolve la sanità o il dissesto idrogeologico è pura demagogia. I fondi per la promozione turistica e l’agricoltura sono capitoli di spesa europei e regionali vincolati. Non possono essere usati per assumere medici o asfaltare strade. Se non li spendi lì, li perdi e basta.
Attrazione e Futuro: Proprio perché il settore italiano vive un momento delicato (come dice Frescobaldi), la Calabria ha il dovere di muoversi da protagonista e non da spettatrice. Vendere ‘meglio’ significa proprio fare quello che si è fatto a Sibari: dare autorevolezza e vetrina globale alle nostre aziende per spuntare prezzi migliori sui mercati che contano.
Le luci dell’evento si spengono, è vero, ma i contratti commerciali firmati dalle aziende agricole calabresi restano. Il tempo del piagnisteo è finito: o si impara a competere a testa alta, o si rimane condannati all’irrilevanza.
I soldi dell’assessorato all’Agricoltura/Turismo non possono essere spostati sulla Sanità. Gridare al lupo su questo dimostra solo ignoranza amministrativa.
I giovani si trattengono creando valore: Le aziende vinicole calabresi sono tra le più dinamiche, digitalizzate e guidate da giovani imprenditori di ritorno. Sostenere il vino significa sostenere l’occupazione giovanile agricola e l’indotto (ristorazione, hotel, trasporti).

Sibari al centro del mondo: Portare un brand internazionale in una location storica e simbolica come Sibari fa compiere un salto reputazionale enorme a tutta la provincia di Cosenza e alla regione intera.
Il fuorisalone “Vinitaly and the City” a Sibari. La cifra per l’evento estivo svoltosi nel Parco Archeologico di Sibari (l’edizione “fuorisalone” mirata a legare vino, cultura e turismo archeologico) è decisamente diversa da quella citata dai disfattisti.
(* Fonte Facebook)