
Fonte: Pagina Facebook Federico Quaranta personaggio pubblico
Quando siamo passati dall’andare a un concerto… al dimostrare agli altri di esserci stati?
Perché io ricordo un’altra cosa:
migliaia di persone con le mani alzate.
Oggi vedo un mare di telefoni.
Una volta si cantava.
Adesso si mette a fuoco.
Un tempo si ballava.
Adesso si cerca la messa a fuoco.
Da ballerini a cameraman il passo è stato breve.
Anche Bob Sinclair si è scocciato
La cosa che mi incuriosisce è questa.
Paghiamo un biglietto per assistere a uno spettacolo con palchi chilometrici, ledwall ciclopici, luci stellari e fuochi d’artificio epici
Poi guardarlo attraverso uno schermetto grande sei pollici.
È come comprare una Ferrari Luce e guidarla nel giardino condominiale.
La scena più surreale è quella della discoteca.
Il DJ mette il pezzo che tutti aspettavano.
Le casse esplodono, le luci ti stordiscono.
Il basso ti attraversa lo sterno.
E invece di saltare:
cinquantamila persone immobili con il telefono in mano e ciack si gira.
E se uno balla é un problema perché ti può rovinare l’inquadratura.
Sembra una riunione di notai durante un terremoto.
La domanda è semplice.
Per chi stiamo registrando?
Per noi?
No.
Perché il concerto ce lo siamo persi.
Per chi non c’era?
Forse.
Per dire guarda che fico, io c’ero e
per convincere qualcuno che ci siamo divertiti?
Probabile.
È una strana epoca.
Abbiamo sostituito il ricordo con la gallery.
L’emozione con il post.
L’esperienza con il reel.
E la cosa più buffa è che quei video non li riguardiamo quasi mai.
Restano lì.
Per giorni e paghiamo pure il cloud per tenerli in un telefono pieno di altri video che non apriremo.
Io continuo a preferire un sistema antico.
Se una canzone mi emoziona, la canto a strappamutande.
Se un tramonto mi commuove, lo guardo fino all’ultimo secondo.
Se una serata è indimenticabile, preferisco che rimanga nella mia memoria.
Perché lei, a differenza dell’archivio, salva quasi sempre solo ciò che vale davvero.