
Nel Vangelo di questa domenica Gesù ci invita a riflettere sulle parole: «Rendete dunque a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio». Un invito a vivere nel mondo con responsabilità, senza dimenticare che la nostra vita è un dono di Dio.
Ma che cosa significa, concretamente, dare a Dio ciò che è suo? Forse significa lasciargli spazio nelle nostre scelte, nelle relazioni e nel modo in cui ci prendiamo cura degli altri.
Vi lascio al pensiero di questa domenica, con l’augurio che la Parola vi aiuti a ritrovare ciò che dà senso alla vostra vita.
A Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio
(Mt 22, 15-21 )
La tradizione vuole che Luca, greco convertito all’ebraismo, fosse medico e pittore: il suo lavoro e la sua passione artistica non lo esentarono dalla scelta di divenire uno storico-in-movimento, compagno di viaggio di Paolo e testimone dei primi passi delle Chiese del Mediterraneo.
Così, nel vangelo e negli Atti degli Apostoli, raccontò le esperienze faticose e bellissime dell’irrefrenabile corsa della parola.
Parola della fede che non toglie niente alla nostra umanità («quello che è di Cesare») chiedendole solamente di accogliere il di-più rappresentato dal dono che è Gesù Cristo («quello che è di Dio»).
Beati noi, contabili dell’amore dalle mani bucate, perché siamo chiamati a mescolare le nostre monete con quelle del Signore e a spenderle fino all’ultima!