
di Tonio Dell’Olio in “www.mosaicodipace.it” del 30 settembre 2026
Al termine di Naza, da pochi giorni nelle sale, resta il silenzio. Non è soltanto assenza di parole. È
rispetto per le vittime del genocidio compiuto a Gaza; è dolore che non trova parole adeguate; è uno
spazio di riflessione aperto nel frastuono delle nostre giornate. È tutto questo insieme e altro ancora.
Chi segue quanto accade a Gaza conosceva già l’impiego sistematico e genocidario dell’intelligenza
artificiale. L’Osservatore Romano ne scriveva l’11 giugno 2024, riprendendo le inchieste del
Guardian, di +972 Magazine e di Local Call sul ruolo di questi sistemi nella selezione degli
obiettivi e sull’altissimo costo in vite civili. Ma conoscere non è ancora guardare in faccia. Naza ci
costringe a farlo. Ciò che graffia l’anima è la normalità con cui il male viene organizzato, eseguito,
giustificato. La banalità del male prende corpo nella rinuncia a interrogarsi, nella procedura che
sostituisce la coscienza, nell’essere umano ridotto a bersaglio e definito asetticamente obiettivo. La
disumanizzazione dell’altro diventa anche la propria. E ogni giustificazione somministra un’altra
dose di anestetico alle coscienze. Naza ci sbatte in faccia proprio questo. Non può cambiare il
passato, ma può ancora interrogare il futuro. Dio lo voglia! Purché il silenzio che accompagna la
fine della proiezione trovi finalmente parole e gesti capaci di spezzare quello delle complicità.