
San Marco al Pendino: Chiesa o Palazzo?
di Francesco Di Iuri
Nella ridente contrada del Pendino, sulla riva sinistra del torrente Coriglianeto, si scorgono i ruderi di un palazzo dalla graziosa facciata, che ricorda quella della Chiesa di Santa Chiara. La tradizione storico-religiosa, non confortata da alcuna documentazione, narra che il palazzo sorga sul sito dove i coriglianesi edificarono, nel I secolo d. C., la chiesa di San Marco evangelista, quando giunse loro la notizia della morte dell’apostolo, il quale proprio qui, al Pendino, avrebbe iniziato a predicare il Vangelo.
Ma torniamo all’edificio che oggi emerge armoniosamente tra i giardini della valle del Pendino. Di esso colpisce la facciata perfettamente simmetrica, organizzata su due livelli e caratterizzata da evidenti decorazioni in stucco e da una ricca articolazione architettonica. Si contraddistinguono cornici a marcapiano e coronamenti di stile barocco, elementi che ricorrono frequentemente nell’architettura civile signorile tra XVII e XVIII secolo. La presenza di numerose finestre allineate sui due piani e l’impostazione generale dell’edificio suggeriscono una destinazione abitativa più che religiosa.

Da un’esplorazione gentilmente concessaci dall’attuale proprietario del terreno sul quale sorge l’edificio, oltre all’aspetto estetico abbiamo notato la presenza di un solaio ed ambienti interni, nonché l’assenza di alcuni elementi tipici delle chiese rurali, quali l’abside, il campanile, la cella campanaria e il portale concepito per le funzioni liturgiche. Ancora più significativo è quanto emerge dall’osservazione del piano terra, che si trova oggi a una quota inferiore rispetto al piano di campagna circostante, testimonianza dell’innalzamento del suolo causato dai depositi lasciati nel tempo dalle piene del Coriglianeto. Una parte considerevole dell’edificio risulta infatti interrata, come si può chiaramente rilevare dalla facciata.
Va inoltre osservato che la presenza di una facciata di evidente gusto barocco mal si concilia con un edificio che la tradizione vuole risalente addirittura al I secolo. A rendere più problematica l’identificazione dell’edificio religioso è l’assenza di fonti che documentino un rifacimento della chiesa in età barocca, del quale normalmente sarebbe rimasta qualche traccia nelle fonti storiche locali, come avvenuto per molte altre chiese di Corigliano interessate da importanti trasformazioni nel corso del XVIII secolo.

Sulla questione è intervenuta la storica Teresa Gravina Canadè, secondo la quale i ruderi dell’antica chiesa di San Marco si troverebbero al di sotto dell’edificio oggi visibile, evidenziando tuttavia come tale interpretazione si fondi su modesti saggi di scavo effettuati da don C.F., sacerdote e cultore di storia locale, con mezzi e risorse assai limitati, e necessiti pertanto di adeguate verifiche archeologiche.
Una possibile risposta all’interrogativo emerge già agli inizi del Settecento dalle pagine di Pier Tommaso Pugliesi che, nella sua Istoria Apologetica dell’antica Ausonia, oggi detta Corigliano, distingue chiaramente l’antica chiesa di San Marco dal palazzo signorile edificato in seguito sul medesimo sito: «Anche oggi il dì 25 di Aprile, giorno dedicato al medesimo Santo vi si celebra un pubblico mercato, o fiera, in cui concorrono negozianti da tutto il Regno. Oltrecciò i Padri Conventuali di S. Francesco d’Assisi, per lo concorso che vi vedevano, edificarono nello stesso luogo un lor Convento, poco discosto dalla detta Chiesa di San Marco; quale Convento poi dai Padroni di Corigliano fu trasferito al luogo ove ora si vede; e quello ove era il Convento antico cambiarono in loro magazzino. Così parimenti, perché i Coriglianesi tosto che dal rito Greco al Latino passarono, misero in abbandono la Chiesa Greca di San Marco in quel luogo; ed essi Padroni vi alzarono un lor Palagio, che vi si vede al presente».

I «Padroni di Corigliano» menzionati dall’autore erano verosimilmente i Sanseverino. È infatti noto che nel 1450 il convento francescano fu ceduto al conte di Corigliano, Luca Sanseverino, in cambio di un nuovo complesso appositamente edificato dove oggi sorge la Chiesa di S. Antonio. Qualora il palazzo ricordato dal Pugliesi coincidesse con l’edificio oggi visibile, la costruzione del ‘nostro’ edificio potrebbe dunque risalire al XV secolo, mentre l’attuale facciata, per le sue evidenti caratteristiche stilistiche, potrebbe essere il risultato di un rinnovamento avvenuto in età barocca per iniziativa dei Saluzzo, già feudatari di Corigliano dal 1616. Non si può tuttavia escludere che l’edificio sia stato realizzato dalla famiglia genovese tra la fine del Seicento e i primissimi anni del Settecento, poiché nel 1707, il palazzo, come scrive lo stesso autore, «si vedeva al presente».
Si tratta naturalmente di ipotesi che, pur trovando una certa coerenza nella cronologia e nelle caratteristiche architettoniche dell’edificio, necessitano di adeguati riscontri documentali e archeologici per essere confermate, così come la tradizione che le ha tramandate.
In attesa che l’archeologia restituisca risposte, il Pendino continua a custodire il mistero di quella che potrebbe essere stata la più antica chiesa di Corigliano, i cui resti giacciono forse ancora sotto i nostri piedi nascosti dalle piene del Coriglianeto.
Bibliografia
Gravina Canadè Teresa, Le chiese raccontano, Soveria Mannelli, 1995.
Grillo Francesco, Antichità storiche e monumentali di Corigliano Calabro, Cosenza, 1965.
Petrone Luigi, A basso a lo Pendino, in «il serratore», 2024.
Pugliesi Pier Tommaso, Istoria Apologetica dell’antica Ausonia, oggi detta Corigliano, Napoli 1707.