
Giacomo Galeazzi in “La Stampa” del 12 agosto 2026
Nell’estate delle chiese profanate (tre in media al giorno solo in Italia) a vandalizzare luoghi sacri
sono persino ragazzini tra i 12 e i 15 anni. La Collegiata di Lugo, in provincia di Ravenna, resterà
chiusa per tutto il giorno, dopo la messa del mattino, finché non sarà installato un sistema d’allarme
nel presbiterio. Allerta sottovalutata.
A motivare la decisione del parroco don Leonardo Poli è stata l’ultima razzia blasfema compiuta da
cinque giovanissimi. Poche ore prima e ad una manciata di chilometri di distanza un tabernacolo
divelto e portato via, le ostie consacrate sparse fuori dalla chiesa di San Giorgio in Conca, a
Cattolica. «Il reiterarsi dei casi configura una situazione di evidente gravità – spiega a La Stampa il
cardinale Marcello Semeraro, ministro della Cause dei Santi della Santa Sede -. Inoltre, quando i
colpevoli sono degli adolescenti, prima del fatto religioso va analizzata l’emergenza educativa.
All’insufficiente consapevolezza della profanazione compiuta si sommano il disprezzo e la derisione
per quanto c’è di più caro per gli altri. Ecco l’angosciante risultato del modo di pensare e di agire
violento, ostile, indifferente di cui il mondo adulto è corresponsabile. Nell’errata convinzione che
qualunque intervento di correzione sia vano o intollerabile. Ciò alimenta un egoismo materialista
che avversa quel che di più intimo e prezioso ha a cuore il prossimo».
Prosegue il prefetto vaticano: «Il compito di ciascun adulto quale educatore include la trasmissione
dei valori immateriali, a partire dalla presa di coscienza di cosa rappresenti l’oggetto che si sta
deturpando. Alla base della blasfemia e della profanazione c’è, infatti, una voragine di
consapevolezza che inghiotte anche il senso del sacro». O, evidenzia il canonista don Filippo Di
Giacomo, «qualcosa di più che riguarda le cosiddette “seconde generazioni”. Inutile nascondere la
luna dietro il dito perché tutti sappiamo che spesso gli autori provengono dal bacino dei “nuovi
italiani” molto tutelati dalle leggi attualmente in vigore a salvaguardia della loro identità religiosa».
Ma il problema ha dimensioni europee.
L’allarme, infatti, travalica i confini nazionali. «Alle tre profanazioni al giorno in Italia si
aggiungono, verrebbe da dire con una battuta, lo strano fenomeno di “autocombustione” che da
Notre Dame in poi ha visto oltre sessanta cattedrali e chiese bruciare in Francia, altrettante in
Germania e altre decine fare la stessa fine dalla Spagna al Canada passando per la Germania, senza
contare gli atti vandalici e anticattolici che vengono generalmente classificato come “fatti diversi e
di lieve entità”, cosucce non degne dell’interesse delle autorità pubbliche e della magistratura»,
osserva l’analista di questioni ecclesiastiche. Un velo di silenzio avvolge persino atti clamorosi
come i candelabri del 600 distrutti nella basilica vaticana, lo sfregio di urinare al centro del palco
papale in corrispondenza della tomba di San Pietro e l’altare dato alle fiamme nel santuario di
Medjugorje. «La legge Mancino non comprende la cristianofobia e l’antisemitismo e il tentativo
dell’ex ministro Delrio di colmare il vuoto è stato bloccato – puntualizza don Di Giacomo -. Il
fenomeno sommerso è enormemente più esteso e ormai i sacerdoti e i religiosi neppure denunciano
perché sanno di urtarsi contro l’indifferenza di forze di polizia e magistratura». Aggiunge il
canonista: «Il più delle volte quel che accade nelle parrocchie viene derubricato a danni di lieve
entità perché viene considerato il mero valore economico e non quello simbolico».
È la sorte dei crocifissi spezzati, delle immagini sacre distrutte, dei tabernacoli scassinati dell’Eucarestia profanata, acquasantiere riempite di urina, tavole d’altare usate come latrina per le
feci, confessionali utilizzati per compiere atti sessuali di ogni tipo e arredi sacri rubati e immessi sul
mercato come feticci per sette. «Spesso poi la questione viene travisata con motivazioni infamanti o di vendetta per presunti comportamenti omosessuali del clero- dice Di Giacomo-. Le sole
circostanze in cui le forze dell’ordine e la magistratura si attivano fattivamente coincidono con le
gravi lesioni al patrimonio storico-artistico. Il resto, fede e devozione, non conta. Persino coloro che
hanno vandalizzato San Pietro sono stati identificati e subito rilasciati. Uno di loro aveva 27
precedenti alle spalle».Un rosario di sacrilegi senza fine.