
dalla pagina del profilo facebook di padre Giovanni Cozzolino O.M.
Siamo a Corigliano Calabro, nella sagrestia del Santuario che San Francesco di Paola fondò con le sue mani tra il 1476 e il 1478, dedicandolo alla SS. Trinità. Fu il primo convento fuori dalla diocesi di Cosenza dopo l’approvazione pontificia “Sedes Apostolica” di Papa Sisto IV del 17 maggio 1474. La Chiesa, come sappiamo, fu edificata dal Santo insieme all’omonimo convento durante il suo soggiorno in città. E sempre lui ci lasciò il Ponte Canale, l’acquedotto romano. Sopra la porta della sagrestia c’è lui: il lebbroso. Molti passano e non lo notano più. Eppure lì c’è tutto il Vangelo dei nostri due Francesco. Quest’anno ricorrono gli 800 anni dalla morte di San Francesco d’Assisi (3 ottobre 1226 – 3 ottobre 2026). Per questo la Repubblica ha istituito la festa nazionale e Papa Leone XIV ha proclamato l’Anno Giubilare Francescano dal 10 gennaio 2026 al 10 gennaio 2027.

1. Francesco d’Assisi: il bacio che cambia la vita
Per il giovane Francesco i lebbrosi erano l’orrore. Lui stesso lo dirà nel Testamento: “ciò che mi sembrava amaro”. Tommaso da Celano racconta così il momento della conversione: “Fra tutti gli orrori della miseria umana, Francesco sentiva ripugnanza istintiva per i lebbrosi. Ma, ecco, un giorno ne incontrò proprio uno, mentre era a cavallo nei pressi di Assisi. Ne provò grande fastidio e ribrezzo; ma per non venire meno alla fedeltà promessa, come trasgredendo un ordine ricevuto, balzò da cavallo e corse a baciarlo” (Vita Seconda, FF 592). Non lo guarisce. Lo bacia. E quel bacio guarisce Francesco. Pochi giorni dopo andrà al lebbrosario e ripeterà quel gesto con ciascuno di loro. Il lebbroso era Cristo stesso, che gli appariva sotto quell’aspetto. La tradizione iconografica lo ricorda come “San Francesco abbraccia Cristo che gli appare sotto l’aspetto di un lebbroso”.

2. Francesco di Paola: la mano che guarisce
Trecento anni dopo, un altro Francesco, calabrese, incrocia lo stesso uomo. Il Processo di Canonizzazione del 1512 (Processo Cosentino) racconta: “Un uomo lebbroso da due anni, muto, mani e piedi paralizzate, fu portato a Paola e giunto da fra Francesco…”. Ed è esattamente quello che mostra l’affresco della nostra sagrestia: il Santo, con l’aureola, che non si tira indietro, lo prende per mano e lo rialza. Il lebbroso è nella sua carriola perché non può camminare. Sullo sfondo il nostro mare, il ponte.
Se ad Assisi il lebbroso guarisce Francesco, a Paola Francesco guarisce il lebbroso. È lo stesso mistero che si compie.

L’analogia: due volti della stessa carità
San Francesco d’Assisi ci insegna il primo passo: vincere il ribrezzo. Smontare da cavallo. Non basta fare l’elemosina da lontano. Bisogna baciare la mano piagata.
San Francesco di Paola ci insegna il secondo passo: toccare per guarire. La carità non è solo compassione, è taumaturgica. Prende per mano, rialza, restituisce dignità.
Assisi è la conversione del cuore. Paola è la conversione del corpo.
Insieme ci dicono che il lebbroso non è un “caso da risolvere”, ma un sacramento. Come scriveva Celano, quel lebbroso scomparso subito dopo il bacio, era Cristo.
Oggi, in questo 2026 giubilare, quel lebbroso dipinto in sagrestia non è un ricordo medievale. È il ragazzo che non trova lavoro, è l’ammalato solo nel nostro ospedale, è il migrante sbarcato, è l’anziano abbandonato. A Corigliano, città di San Francesco di Paola, nell’anno degli 800 anni di San Francesco d’Assisi, il Signore ci chiede la stessa cosa che chiese a loro due: non passare oltre. Sostiamo. Baciamo. Tocchiamo. Guariamo. San Francesco d’Assisi e San Francesco di Paola, pregate per la nostra Corigliano-Rossano!