
di Rosella Librandi Tavernise
La prima domenica d’ottobre la Chiesa celebra la Madonna come Regina del Santo Rosario con la recita solenne della supplica a Lei rivolta, ma le feste liturgiche si celebrano il 7 ottobre e l’8 maggio. Quest’anno la prima domenica è stata il giorno 4 ottobre e ha coinciso con la festa in onore di San Francesco di Assisi, patrono di Italia e dell’Ecologia.
A Vaccarizzo Albanese alla Madonna del Rosario, era dedicata la bellissima cappella di rito latino, del ‘600, ad una sola navata, arredata da scanni lignei lateralmente e con dipinti sulle pareti (ora, privata di quasi tutti gli arredi e restaurata, è sconsacrata e adibita a museo in cui sono conservate le pregevoli statue dei Santi venerati in paese). La Madonna del Rosario è raffigurata con ai lati San Domenico e Santa Rosa da Lima in un grande quadro sulla parete di fronte all’entrata, opera del pittore Raffaele Barone; è in un bassorilievo sulla sommità del portale di pietra della suddetta chiesa e in una bellissima statua restaurata alcuni anni addietro da mastro Salvatore Pastore di Corigliano Calabro.

La devozione per la Madonna del Rosario era molto sentita in passato e molti, in paese, ne portavano il nome: Rosaria, Maria Rosaria e Rosario.
Nella cappella della Madonna del Rosario si celebrava il rito latino e per un certo periodo la parrocchia fu retta dal sacerdote dott. Luigi Granata (Vaccarizzo Albanese 1895 – Roma 1926), fratello di mia nonna Marietta. Probabilmente, dopo di lui non ci furono altri sacerdoti di rito latino per cui la parrocchia cessò di esistere e fu assorbita da quella di rito greco-bizantino (oggi unica parrocchia), dedicata a Santa Maria di Costantinopoli, patrona del paese, dei massari e della seminagione.
A Vaccarizzo “Shin Mëria i Rruzarit” si festeggia due volte: la prima domenica di ottobre, detta “Jurnata i Shin Mëris”, e la seconda domenica dello stesso mese.

Nei giorni della festa si usa fare grandi quantità di taralli profumati con i semi dell’anice che cresce spontaneo sulle nostre montagne e, a pranzo, si mangia una squisita minestra di cavolo nero (o a foglia) insaporita con la carne di capra (lacra me mishë dhij); questo tipo di cavolo si usa solo nei nostri paesi arbëreshë, mentre è molto consumato in Toscana.
Cenni storici.
Il culto della Madonna del Rosario risale al XIII secolo e si diffuse grazie all’ordine dei domenicani. Nel 1572 Papa Pio V istituì la festa del Santo Rosario dopo la vittoria di Lepanto il 7 ottobre 1571 da parte della flotta cristiana sui turchi musulmani, avendo Egli riscontrato l’intercessione di Maria.
Il culto si diffuse maggiormente dopo le apparizioni di Lourdes nel 1858, dove la Vergine incoraggiò la pratica della recita del Rosario. Ma il grande testimone e propagatore della devozione del Rosario fu il Beato Bartolo Longo (1841-1926) un tempo avvocato anticlericale, in seguito convertito al cattolicesimo. Nel 1876, questi, avendo ricevuto in dono un’antica tela, molto danneggiata, raffigurante la Madonna del Rosario, dopo averla fatta restaurare, la espose in una piccola cappella a Pompei. In seguito, grazie alla gran folla di pellegrini che vi accorrevano per le abbondanti grazie e miracoli che la Madonna del Rosario elargiva, fu necessario costruire un grande tempio inaugurato nel 1887. L’effigie fu incoronata con diadema d’oro da Papa Leone XIII.
Il momento centrale della festa in onore della Madonna è la lettura della supplica, preghiera scritta da Bartolo Longo nel 1883 che richiama ogni anno a Pompei, al Santuario, circa due milioni di pellegrini.
*****

Leggendo un articolo di Francesco Di Iuri ho appreso che anche a Corigliano esisteva la cappella dedicata a “Nostra Signora del Santissimo Rosario”; cambiò nome nell’attuale “Chiesa di San Giovanni di Dio” quando vi fu fiancheggiata nel ‘600 l’Istituzione dell’Opera della Pietà gestito dai Fatebenefratelli, appartenenti all’ordine ospedaliero fondato da San Giovanni di Dio. La chiesa subì vari rifacimenti, attualmente vi si può ammirare una tela raffigurante la Madonna del Rosario di Pompei della pittrice coriglianese Ida De Novellis.