
(Immagine realizzata da Ercolino Ferraina)
di Francesco Sommario
La centrale termoelettrica di Rossano è stata una delle principali infrastrutture energetiche della Calabria. La sua costruzione risale agli anni ’70 del XX secolo, in un momento di forte sviluppo industriale e di espansione del sistema energetico nazionale in Italia.
La centrale fu progettata per rispondere alla crescente domanda di energia elettrica nel Sud Italia. Rossano, per la sua posizione strategica vicino alla costa jonica e alle vie di comunicazione, fu scelta come sede ideale per questa infrastruttura.
Si trattava di una centrale termoelettrica tradizionale, basata sulla combustione di l’olio combustibile denso, ossia la cosiddetta “nafta”, per produrre vapore che azionava turbine collegate a generatori elettrici, ma già nei primi mesi del 1976 iniziò la trasformazione del suo funzionamento con l’utilizzo del gas. Nel corso degli anni, la centrale ha subito vari interventi di ammodernamento per migliorarne l’efficienza e ridurre l’impatto ambientale.

Essa fu per decenni un importante polo di occupazione e di sviluppo industriale per la zona. Ha contribuito in modo significativo all’approvvigionamento energetico della Calabria e delle regioni limitrofe, sostenendo la crescita economica locale.
La realizzazione della centrale termoelettrica di Rossano ha richiesto circa sei anni complessivi, partendo dall’apertura del cantiere nei primi anni ’70 fino all’entrata in funzione dei suoi quattro gruppi termoelettrici, che avvenne tra il 1975 ed il 1976. Durante la costruzione dell’imponente sito di contrada Cutura e delle infrastrutture connesse, nei cantieri hanno lavorato tra i 3.000 e i 5.000 operai e tecnici. Successivamente, il personale impiegato per la gestione e la manutenzione ordinaria dell’impianto si è stabilizzato attorno alle 300–400 unità dirette Enel, cui si aggiungevano, nel corso delle varie manutenzione che avvenivano puntualmente, da un minimo di 700-800 unità a 1500, coinvolgendo molte realtà ed attività del territorio .
Ma con l’avanzare delle tecnologie e la crescente attenzione alle energie rinnovabili e alla sostenibilità ambientale, la centrale ha visto un progressivo ridimensionamento. Negli ultimi anni, molte centrali termoelettriche simili in Italia sono state dismesse o riconvertite, per ridurre le emissioni inquinanti e allinearsi alle politiche energetiche europee.
Nel 2017, il Ministero dello Sviluppo Economico ha autorizzato l’ENEL a demolire la centrale termoelettrica di Rossano. Successivamente, sono stati avviati lavori di smantellamento delle unità non più operative. Nel febbraio 2023, l’ENEL ha richiesto un aggiornamento dell’Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA) per la dismissione di aree non più funzionali all’attività produttiva all’interno del perimetro della centrale. La procedura si è conclusa con l’emissione del provvedimento “DM 275 10 agosto 2023”.
Nel giugno 2025, si è tenuto un incontro tra l’azienda e le organizzazioni sindacali per aggiornamenti sullo stato di avanzamento di questi lavori. Ad agosto 2026, durante un incontro tra i vertici dell’ENEL e le organizzazioni sindacali, è stato comunicato che non ci sarebbero stati tagli al personale delle pulizie né ad altre maestranze dell’indotto o dei cantieri fino alla fine dell’anno. Tuttavia, rimane l’incognita riguardo a possibili esuberi a partire dal 2027. Questi sviluppi sono indice di un progressivo ridimensionamento e smantellamento della centrale termoelettrica di Rossano, in linea con le politiche ambientali e le esigenze occupazionali locali.

(Immagine realizzata da Ercolino Ferraina)
Oggi siamo in presenza di problematiche molto complesse: come e in quali tempi smantellare l’intera struttura e bonificare da sostanze tossiche la vasta area e come porre rimedio alle esigenze occupazionali? Quindi, la vera sfida sarà: come convertire l’area in una risorsa produttiva, sostenibile e generatrice di nuovi posti di lavoro per la Città.
Tante sono le idee. Io ne avevo proposta una qualche anno fa: conversione in una nuova centrale a Energia Solare, con impatto inquinante quasi nullo. Oggi, invece, data la vocazione agroalimentare e turistica della piana di Sibari, vorrei ipotizzare di prendere in considerazione un progetto, già proposto da altri soggetti qualche anno fa, che puntava sulla realizzazione, in tale sede, di un porto turistico per navi da diporto e barche a vela; in altre parole un’infrastruttura portuale progettata e attrezzata appositamente per l’ormeggio, la sosta, il ricovero e l’assistenza delle imbarcazioni utilizzate per scopi ricreativi, sportivi o di turismo nautico. Tale porto sarebbe inteso come nodo strategico di un’ipotetica rete navale turistica costiera che dalle Puglie e Basilicata prosegua per tutto lo Jonio, circumnavigando la Calabria.
In tale contesto progettuale, ma anche in altri possibili scenari di conversione della centrale, non ritengo necessario abbattere le due ciminiere alte ben 207 metri. Queste due ciminiere sono un documento storico, un simbolo di operosità della città di Corigliano Rossano che ormai fanno parte di un paesaggio che è diventato familiare per i residenti e per quanti transitano per la Piana di Sibari. Esse potrebbero diventare una risorsa importante se usate per installare su di esse sistemi di telecomunicazione, facendo pagare un fitto di locazione alle agenzie interessate. Altra interessante prospettiva, sempre in ambito turistico, sarebbe quella di installare lungo le torri due ascensori panoramici e in cima, fra le due torri, realizzare una piattaforma panoramica che spazierebbe su tutta la città di Corigliano Rossano, sul mare Jonio e verso le cime del Parco del Pollino e della Sila. Chi non avrebbe voglia di godere di tale paesaggio pagando un giusto ticket? I milioni di euro previsti per la rimozione delle ciminiere potrebbero essere usati per coprire una parte delle spese per la bonifica ambientale e per smantellare le altre strutture della dismessa Centrale.


(Foto di F. S.)