
dalla pagina facebook del sindaco Flavio Stasi
In questi giorni la Guardia Costiera insieme alla Polizia Locale ha realizzato più interventi sul litorale del territorio, ed anche in città, per liberare la spiaggia dalle occupazioni a.b.u.s.i.v.e.
Ho letto post di indignazione, giudizi morali, proteste, addirittura di “turisti” (le virgolette sono d’obbligo) che sostenevano che avrebbero cambiato spiaggia dopo l’accaduto.
Avrei potuto non commentare, trattandosi di una insindacabile operazione delle Forze dell’Ordine, evitando qualche dissenso, ma non sono abituato così.
Partiamo dalla base: se c’è chi sceglie il nostro territorio per la “libertà” di occupare a.b.u.s.i.v.a.m.e.n.t.e le spiagge, è il momento che cambi zona. Questo tipo di turismo non serve al nostro sviluppo, anzi.

Facciamo un bilancio di quanto registrato in queste attività. Circa 400 ombrelloni, di cui più di 200 in una sola area di poche decine di metri quadrati: un muro. Molti di questi non erano infilati nella sabbia, ma ancorati a blocchi di cemento interrati. Circa 300 tra lettini, sedie e sdraio più veri e propri gazebo.
Ci sono state proteste pubbliche, ma anche centinaia di messaggi privati di gente, frequentatori delle spiagge o vicini di casa, che una mattina, come per miracolo, sono scesi in spiaggia alle 8 e non hanno dovuto mettersi in terza fila rispetto ad ombrelloni piazzati da una settimana da chi, magari, arriva legittimamente in spiaggia alle 11, né hanno dovuto chiedere il permesso per piazzarsi su una spiaggia pubblica.
Ma ve lo immaginate un potenziale turista vero, non un occupante a.b.u.s.i.v.o, che si affaccia su una delle nostre spiagge alle 8 di mattina e si trova una distesa di ombrelloni chiusi, sdraio e gazebi? Voi che fareste al posto suo?

Esistono altri problemi nelle nostre località marine? Mille. C’è qualcuno che incredibilmente, dopo aver edificato nel 1986, si è accorto nel 2026 che nella zona manca la regimentazione delle acque e ne sono felice perché in questi anni abbiamo realizzato tantissime opere primarie e legittimamente tutti le rivendicano. Una ad una le faremo, ma l’occupazione abusiva della spiaggia non è una compensazione, è il problema numero 1001.
Infine il disagio. Mi spiace se la mattina un papà come me o una mamma non trovano l’ombrellone che sono convinti di avere? Umanamente certo, ma a voi dispiacerebbe se domani un perfetto sconosciuto piazzasse il suo ombrellone nel vostro salotto o in giardino?
Perché il tema è proprio questo: spiaggia pubblica non significa spiaggia di nessuno, da poter “comprare” piazzando un blocco di cemento ed un ombrellone. Spiaggia pubblica significa spiaggia di tutti, cioè che deve restare fruibile a tutti, allo stesso modo, come il giardino di tutti.

Non vorrei che qualcuno abbia pensato di meritare delle scuse perché gli sono stati sottratti degli ombrelloni di notte, è il contrario. È chi ha occupato a.b.u.s.i.v.a.m.e.n.t.e la spiaggia pubblica a dover chiedere scusa anche a chi, di notte, piuttosto di riposare con la famiglia, è stato costretto, facendo il proprio dovere, ad intervenire per ripristinare la fruibilità delle spiagge.
Il 95% di cittadini e visitatori conosce, condivide e sostiene questo principio. Al restante 5% consiglio di adeguarsi, portando tutte le proprie cose sulla spiaggia la mattina, godendosi il nostro splendido mare e riportando tutto a casa o in macchina la sera, perché le spiagge sono di tutti, non di nessuno.