
Quante volte ci capita di confrontare la nostra vita con quella degli altri?
Guardiamo ciò che hanno ricevuto, le opportunità che hanno avuto, i risultati che hanno raggiunto e, qualche volta, ci viene da pensare: «Io ho fatto tanto, perché a lui è stato dato lo stesso?»
È una reazione molto umana, e il Vangelo di questa domenica ci mette proprio davanti a questa domanda.
Vi lascio al pensiero di questa domenica, con l’augurio che la Parola possa aiutarvi a guardare la vostra vita con uno sguardo più libero, e con la gioia di riconoscere la bontà di Dio per ciascuno di noi.
Uscì all’alba per prendere a giornata lavori per la sua vigna.
(Mt 20, 1-16)
Chissà se i disoccupati della parabola non sono stati scelti perché sono arrivati tardi in quella piazza, perché la vita li ha portati altrove, se per loro negligenza o per altro.
Non sappiamo perché alcuni si fanno trovare all’alba e altri dopo. Non sembra che il padrone li lasci lì in attesa del suo ritorno, sono loro che arrivano in momenti successivi.
Tuttavia il padrone solo a quelli delle cinque chiede conto della loro inoperosità: volutamente sono stati oziosi tutto il giorno? Oppure la responsabilità è di chi non li ha chiamati?
La buona notizia è che quel padrone in realtà è un padre, assume senza pensare al proprio guadagno, il suo desiderio è che ciascuno possa sentirsi suo figlio e fratello degli altri operai, ciascuno realizzato e valorizzato, anche il discepolo dell’ultima ora.