
Il Selciato Ottocentesco
di Francesco Di Iuri
Le strade e i vicoli del centro storico sono caratterizzati dalla presenza diffusa del selciato ottocentesco, una pavimentazione che ancora oggi costituisce una delle testimonianze più riconoscibili della trasformazione urbana avvenuta a Corigliano nel corso del XIX secolo. Sebbene in molti tratti sia stata nel tempo sostituita, modificata o ricoperta da materiali più recenti, numerose porzioni dell’antico selciato sono ancora visibili e permettono di leggere, attraverso la pavimentazione, una parte della storia della città.
Lo troviamo in via Isonzo, nel rione Gradoni di Sant’Antonio e, più recentemente, ne sono emerse tracce anche in piazza del Fondaco, a seguito degli interventi di rigenerazione dei Vasci. Altri tratti sono presenti in via dei Cinquecento, via San Domenico e nel rione San Martino, dove il selciato conserva anche alcuni tombini realizzati dalla ditta Gallieni Viganò, azienda milanese fondata nel 1826 e attiva nel settore delle valvole industriali. La presenza di questi manufatti, inseriti nella pavimentazione storica, costituisce un ulteriore elemento di interesse e testimonia la stratificazione degli interventi che nel tempo hanno interessato le strade del centro storico.

In altri rioni, invece, l’antica pavimentazione è stata interamente ricoperta da colate di cemento, come nel caso della ‘Purtella’. Interventi di questo tipo hanno inevitabilmente alterato la percezione degli antichi percorsi e cancellato, almeno in parte, elementi che contribuivano a definire l’immagine tradizionale dei diversi rioni.
Si tratta di un selciato realizzato con pietre provenienti dal Coriglianeto, elemento che gli conferisce un forte valore identitario e lo lega direttamente al territorio. Non era, dunque, una pavimentazione realizzata con materiali estranei al contesto locale, ma una soluzione che utilizzava una risorsa disponibile nelle immediate vicinanze, adattandola alle esigenze della viabilità cittadina.
La scelta del ciottolato rispondeva inoltre a precise esigenze funzionali. Le strade del centro abitato, in precedenza prevalentemente sterrate, vennero progressivamente pavimentate per rendere più agevole la circolazione di persone, animali e mezzi. La particolare disposizione dei piccoli ciottoli consentiva di ottenere una superficie resistente e relativamente compatta, capace di sopportare il continuo passaggio degli animali da trasporto che, all’epoca, costituivano il principale mezzo di spostamento e di trasporto delle merci.

Degli interventi di realizzazione parla ampiamente Giuseppe Amato nella sua Crono-Istoria di Corigliano Calabro, pubblicata nel 1884, nella quale mette in evidenza non soltanto il progressivo miglioramento delle strade cittadine dopo il 1850, ma anche la particolare maestria raggiunta dai muratori coriglianesi nella realizzazione del selciato: “Dopo il 1850 la civiltà ha fatto fare alla nostra città un gran passo nell’immegliamento, e perciò ha moltissime strade interne, ampie, belle e quasi tutte piane […] sono tutte selciate a piccoli ciottoli così bene fra loro aggiustati che simulano un tutto compatto, come se fosse un basolato. Questo sistema ha inoltre il pregio di non far sferrare gli animali, poiché i rampini dei ferri che rivestono le unghie si poggiano nelle brevi commessure tra ciottolo e ciottolo, offrendo un sicuro punto d’appoggio. Così cavalli, muli e asini possono camminare comodamente e velocemente, senza rischio di scivolare. Questo modo di acciottolare le strade fu per molti anni una prerogativa esclusiva dei nostri muratori, i quali, richiesti poi dalle città vicine, vi eseguirono i lavori, insegnando il metodo e l’arte del ciottolato.”
Le parole di Amato restituiscono quindi un dato particolarmente significativo: quella del selciato non era soltanto una tecnica edilizia diffusa localmente, ma una vera e propria competenza nella quale i muratori coriglianesi avevano acquisito una specifica abilità, tanto da essere chiamati a eseguire lavori anche nei centri vicini.