
ricordo dell’ing. Pasquale Tavernise
Oggi, 4 Novembre, ricorre il sessantesimo anniversario dell’alluvione che colpì Firenze e numerose località lungo l’Arno tra cui Pisa dove io allora studiavo Ingegneria. Abitavo in via Sant’Andrea al civ 32; dalla finestra al primo piano ho visto scendere e confluire le acque dell’Arno dai due punti opposti della strada (una dal lato tribunale, l’altra dal lato di via San Francesco), invadere l’androne di ingresso della casa e salire fino all’ultimo gradino della prima rampa della scala. Durante la notte il livello dell’acqua andò abbassandosi ma in quel punto della città rimaneva ancora alto di almeno una ventina di centimetri. Dovendo sostenere l’indomani un esame e sapendo che l’università è situata in un punto più alto, ho telefonato in facoltà per sapere se si sarebbero sostenuti gli esami; avendo avuto risposta affermativa, ho cominciato a pensare come raggiungere piazza Garibaldi per prendere l’autobus che mi ci avrebbe condotto. Dalla finestra ho visto passare un signore più o meno della mia corporatura, che calzava stivali di gomma e ho colto l’occasione: l’ho chiamato e pregato di prestarmi i suoi stivali per qualche minuto ed egli gentilmente ha acconsentito; si è fermato davanti al portone, mi ha prestato gli stivali per il breve tratto che mi erano necessari, e ha aspettato che glieli riportasse la piccola Angela, figlia della signora che mi ospitava, la quale mi ha seguito calzando i suoi stivaletti di gomma, fino oltre il Teatro Verdi; io ho calzato le mie scarpe, che mi ero portato dietro, e la bimba ha riportato gli stivali al signore. Così, giunto in piazza Garibaldi, ho preso l’autobus e sono andato in facoltà per sostenere, guarda caso, uno degli esami di idraulica. Dopo tutti gli sforzi e gli escamotage per superare gli ostacoli causati dall’alluvione, quel giorno non ho sostenuto l’esame, avendo i miei colleghi chiesto di spostarlo data la precaria situazione meteorologica.”