
di Gennaro De Cicco, gazetar arbëresh
Il primo organo di stampa espresso dalla comunità albanese in Italia e non solo, fu il periodico fondato e diretto da Girolamo De Rada (1814 – 1903): L’Albanese d’ Italia (1848), stampato a Napoli dalla tipografia Trani.
Gli articoli erano firmati, oltre che dal De Rada, da Francesco Antonio Santori, Vincenzo Gallo-Arcuri, Giuseppe Petrassi, Cesare Marini, Nicola Castagna, Nicolò Ieno de’ Coronei, che curavano delle rubriche.
Tra i collaboratori ritroviamo: Michele Bellizzi, Vincenzo e Achille Dorsa, Francesco Candreva, Tommaso Lopez.
Questo periodico fu un rifermento letterario per gli scrittori arbëreshë, che utilizzavano le opere letterarie anche in forma bilingue.
Ospitò anche dibattiti politici, culturali, economici, civili e intellettuali.
Girolamo De Rada pubblicò, poi, nel 1883 Fjamuri Arbërit.
Punto d’incontro e di riferimento di forze intellettuali e patriottiche albanesi.

Il giornalista di Pallagorio (KR) Anselmo Lorecchio (1843 – 1924), avvocato, giornalista, politico, poeta e scrittore, invece, nel 1899 fondò la rivista La Nazione Albanese.
Scrisse anche diverse opere letterarie, inneggianti all’indipendenza dell’Albania.
Dopo questa fase storica la carta stampata tipicamente arbëreshe attraversò una fase non molta attiva.
Le prime riviste appaiono, molto dopo, tra la fine degli anni cinquanta e i primi anni sessanta, preceduti da studi albanologici di carattere universitari (Napoli, Bari, Palermo Roma).
Nello stesso periodo si costituirono anche numerose associazioni e circoli culturali che si affiancarono nell’opera di sensibilizzazione etnica e di salvaguardia dell’identità di minoranza, alla sempre attiva e continua presenza stimolatrice del clero bizantino.
Promotrice di diverse iniziative editoriali ed importanti convegni: l’Associazione Italiana per i Rapporti Culturali Italo – Albanesi.
In questa azione di animazione culturale si inseriscono la rivista arbëreshe Zgjimi (Il risveglio), fondata nel 1963 a San Benedetto Ullano dall’avv. Albino Greco, il B.A.M.K (Unione degli albanesi della Calabria Centrale, promosso dal Prof. Giuseppe Gangale e l’AIADI (Associazione Insegnanti
Italo-albanesi), fondato dal prof. Solano, dal papàs Giordano, dal prof. Luca Perrone e dall’Ins. Rosa Bruno.
Anche l’Istituto di Lingua e Letteratura Albanese dell’Università di Roma ebbe un’incisiva azione di sensibilizzazione culturale, direttamente esercitata dal prof. Ernesto Koliqi, che fondò e diresse la rivista Shejzat (Le Pleiadi 1957 / 1974).

Da ricordare, inoltre, anche le celebrazioni del 150° Anniversario della nascita di G. De Rada nel 1964; la raccolta sistematica del ricco patrimonio folkloristico arberesh nel 1963 dal prof. Luca Perrone e altri; la pubblicazione del primo dizionario arbëresh nel 1963 da parte del Papàs Emanuele Giordano.
Di fondamentale importanza anche i particolari eventi, verificatisi alla fine degli anni sessanta: uno di carattere socio – politico, ovvero la contestazione giovanile del ’68, che riuscì a catalizzare il problema delle minoranze linguistiche, con la presa di coscienza delle individualità minacciate e la rivendicazione della liberazione dalla marginalità sociale.
L’altro di natura culturale (celebrazioni in onore dell’eroe nazionale d’Albania Skanderbeg, in occasione del V centenario della sua morte).
Numerose furono anche le iniziative orientate alla conservazione e alla valorizzazione della cultura arbëreshe, dovute alla costituzione nel 1969 dell’UCIA (primo organismo politico democratico e rappresentativo delle comunità arbëreshe, che raggruppò tutte le Amministrazioni comunali arbëreshë e cercò di salvaguardare, diffondere e sviluppare il patrimonio linguistico e culturale ….
La tutela delle culture minoritarie trovò, poi, nel 1972 in Calabria un nuovo e valido punto di riferimento nell’Università della Calabria.
Nella seconda metà degli anni ’70, ci furono pure rapporti culturali degli arbëreshë con le istituzioni accademiche e universitarie della Repubblica popolare socialista d’ Albania e della regione autonoma socialista del Kossovo Jugoslavia, con la partecipazione di studenti universitari, docenti ed operatori scolastici italo – albanesi che seguirono, con profitto, seminari internazionali di lingua e cultura albanese di Prishtina e di Tirana.
Da citare anche le cosiddette “settimane di cultura albanese”, che svilupparono la loro azione socio-culturale nei vari paesi arbëeshë.
A promuoverle, nella seconda metà degli anni settanta, l’Associazione Zjarri, la Radio Skanderbeg e la Lega delle Minoranze linguistiche.
In sintonia con l’azione culturale nei primi anni settanta vennero, altresì, fondati numerose riviste e svariati periodici un po’ in tutti i Comuni arbëreshë.
Oltre alla rivista Zjarri (1969), scrisse nel suo lavoro di laurea la prof.ssa Maria Paola Favano – da elencare altre riviste, tutte successive aquella fondata dal papàs Giueppe Faraco: Gjella (la vita), Gjuha Jonë apparse tra il 1968 e 69 a Ururi, Katundi Ynë di Civita nel 1970, Zeri i arbëreshevet a Eianina nel 1972, Arza di San cosmo Albanese nel 1971, Rinascita Sud di Farneta nel 1970, Dita Jote di Santa Sofia nel 1972, Lajmtari Arbereshevet nel 1972, con posizioni politiche di sinistra, Jeta arbëreshe nel 1975 e Mondo albanese di Piana degli Albanesi nel 1986, Lidhja arbëreshe del papàs Antonio Bellusci, che si stampava a Cosenza nel 1980, Basilicata Arbëreshe, già supplemento di katundi Ynë di Donato Mazzeo di Rionero in Vulture, Vija del prof. Francesco Solano.

E non vanno neanche dimenticate le numerose annate del Calendario arbëresh.
Il precursore del calendario prof. Nicola Tocci ospitò anche le pagine della toponomastica arbëreshë e il “Vademecum d’Arbëria”, vera e propria miniera di notizie.
Da sottolineare, infine, il percorso della Legge sulle minorante linguistiche (Legge nazionale 482 del 1999, Legge regionale n. 15 del 2003.
Una vera rivoluzione, non solo musicale, ma anche linguistico – culturale fu rappresentato dal Festival della Canzone Arbereshe, con l’azione continua di autori, musicisti e cantanti.
Grazie all’originale idea dell’av. Giuseppe D’Amico, all’azione continua di carattere linguistico – letterario del sottoscritto e la collaborazione di tutti gli organizzatori, il Festival ha prodotto centinaia di nuovi brani musicali, dando linfa e vitalità non solo alla musica ma anche alla lingua arbëreshe.