
Il culto di San Basilio e la presenza dei monaci basiliani nella Grecìa di Corigliano
di Francesco Di Iuri
Il patrimonio artistico di Corigliano è arricchito da un pregevole dipinto a olio su tela del XVIII secolo raffigurante San Basilio Magno, proveniente dal Pathirion e oggi custodito nella sacrestia della Chiesa di San Pietro, ove fu trasferito nel 1802 dal reverendo Valentino Marchese. L’opera, di autore ignoto, raffigura il Santo a mezzo busto con il saio del suo ordine, una penna nella mano destra e un libro aperto nella sinistra. Un raggio di luce proveniente dalla colomba dello Spirito Santo ne illumina il volto, sottolineandone il carattere spirituale e contemplativo.
La presenza di questa tela richiama alla memoria la cultura greco-bizantina, che ebbe un ruolo significativo nella storia religiosa di Corigliano, attestata dal culto di San Basilio Magno, padre della Chiesa d’Oriente e fondatore dell’Ordine dei monaci basiliani.

nella foto Chiostro del Palazzo della Badia, interessato da interventi di restauro
La memoria del culto del Santo è testimoniata da un’antica chiesa a lui dedicata, della quale fino al 1707 erano ancora visibili i ruderi, e dalla presenza dei monaci basiliani dell’Abbazia di Santa Maria del Patire, seguaci dell’Ordine fondato dal Santo, che contribuirono a mantenere vivo a Corigliano il rito greco e che, nell’antico rione della Grecìa, possedevano il Palazzo della Badia, utilizzato come ricovero per i monaci di passaggio e come sede per l’amministrazione dei beni e degli interessi economici del monastero.

nella foto Affresco della Nuova Odigitria posto sul portale di ingresso del Palazzo della Badia
Il ricordo della presenza basiliana e della Badia sopravvive ancora oggi nella preziosa, sebbene sfortunata, icona della Nuova Odigitria, affrescata su uno dei portoni d’ingresso del palazzo e ispirata all’omonima tavola conservata nella chiesa di San Pietro.
Alla medesima tradizione appartenevano anche altre chiese, nelle quali veniva officiato il rito greco-bizantino: Santa Maria Assunta, la cui continuità storica si riconosce nell’attuale chiesa arcipretale di Santa Maria Maggiore, e San Nicola, antichissima chiesa del rione Grecìa appartenuta ai monaci basiliani del Patire.

nella foto Affresco della Nuova Odigitria
Con il definitivo affermarsi del rito latino, queste chiese, ad eccezione di Santa Maria Assunta, che continua nell’attuale chiesa arcipretale di Santa Maria Maggiore, andarono progressivamente incontro all’abbandono, fino a scomparire insieme a gran parte delle testimonianze materiali del rione Grecìa, la cui esistenza trova riscontro in una continuità documentale che giunge fino all’Ottocento nella Crono-Istoria di Corigliano Calabro di Giuseppe Amato.
Ultima testimonianza del toponimo dell’antico rione è rappresentata da Via San Nicola, che principia presso il sito ove sorge il Palazzo della Badia.
Fonti
Luigi De Luca, Corigliano Medioevale con una nuova lettura della “carta rossanese”. Cosenza, 1985.
Teresa Gravina Canadè, Giosafatte in Val di Crati. Contributo alla storia dei benedettini in Calabria ed alla conoscenza di alcune chiese di Corigliano Calabro, Corigliano Calabro, 1988.
Teresa Gravina Canadè, Le chiese raccontano. Note di storia, arte, tradizione di Corigliano Calabro, Rubbettino, Soveria Mannelli, 1995.g,
Pier Tommaso Pugliesi, Istoria Apologetica dell’antica Ausonia, oggi detta Corigliano, Napoli 1707.