
Foto di Matteo Stamati
Quei ruderi hanno un nome: San Giovanni Battista detto “De fundis”, la parrocchia dei Vasci
Di Francesco Di Iuri
Quei ruderi che oggi vediamo a ridosso della curva a gomito della SS 106 Jonica hanno un nome e raccontano una storia. In quel luogo sorgeva infatti la Parrocchia di San Giovanni Battista detto “de Fundis”, la Parrocchia dei Vasci, una delle più importanti della Corigliano antica. Per importanza, numero di fedeli e consistenza dei beni posseduti, era infatti la terza parrocchia della città, dopo quelle dei Santi Pietro e Paolo e di Santa Maria della Platea.
Per lungo tempo, tuttavia, dell’esatta ubicazione della chiesa si era persa memoria. A consentirne l’identificazione è stata la ricerca della storica coriglianese Teresa Gravina Canadè, che ha rinvenuto una supplica del primicerio del tempo, Giambattista Navale, indirizzata a re Gioacchino Murat, e un atto notarile del 1854. I documenti indicano la chiesa come confinante con la Chiesa e l’orto di San Domenico, con l’antica strada pubblica, con alcuni spezzoni delle mura dell’abitato e con la chiesa della Congregazione del Rosario. Per questa sua posizione nella parte più bassa della del paese, ebbe l’appellativo di “San Giovanni de Fundis”.
Le antiche platee ci restituiscono anche un’immagine della chiesa che era costituita da due navate, con un altare maggiore e tre altari laterali. Uno di questi ospitava una grande icona, racchiusa tra due colonne di stucco. La parrocchia disponeva inoltre di una buona rendita e quasi tutti i suoi parroci godevano anche del titolo di Primicerio.
La storia della Parrocchia dei Vasci subì una drammatica svolta il 1° agosto 1806, durante il saccheggio dei francesi. La Chiesa fu tra i primi edifici a essere colpiti dalla violenza delle truppe francesi, subendo gravi danni a causa degli incendi.
Nonostante le devastazioni, la chiesa continuò ancora per alcuni anni a essere officiata. Il 26 aprile 1814, quando divenne inagibile, la parrocchia fu trasferita nella Chiesa di San Francesco di Paola, dalla quale erano stati espulsi i Minimi.
L’antica sede dei Vasci venne progressivamente abbandonata e, nel 1854, i ruderi, il suolo e l’orto della chiesa risultavano ormai venduti a privati. La parrocchia, invece, continuò a vivere, passando dalla Chiesa di San Francesco ai locali attigui alla confraternita di San Giacomo.
Ormai lontano dai Vasci, anche l’appellativo “de Fundis”, legato all’antica ubicazione, finì così per perdersi con il trasferimento della sede parrocchiale.
Negli anni ’80 del secolo scorso, dopo la morte dell’ultimo Primicerio, Antonio Colosimo, la parrocchia fu nuovamente trasferita presso San Francesco di Paola, fino alla sua definitiva soppressione.
Si concluse così la storia della Parrocchia dei Vasci.
Oggi, di quell’edificio religioso, che per secoli fu uno dei punti di riferimento della comunità coriglianese, restano soltanto pochi ruderi, che custodiscono la memoria della Parrocchia dei Vasci, San Giovanni Battista detto “de Fundis”.
Fonti
Teresa Gravina Canadè, Giosafatte in Val di Crati. Contributo alla storia dei benedettini in Calabria e alla conoscenza di alcune chiese di Corigliano Calabro, «Il Serratore», Corigliano Calabro, 1988.
Teresa Gravina Canadè, Le Chiese raccontano, Rubbettino, 1995.
Pier Tommaso Pugliesi, Istoria dell’antica Ausonia oggi detta Corigliano, ristampa anastatica dell’edizione del 1707, Forni, 1978.
Giuseppe Amato, Crono-Istoria di Corigliano Calabro.