
Comunicato stampa
L’associazione Schierarsi di Villapiana torna a chiedere chiarezza al Consorzio di Bonifica della Calabria sui progetti finanziati con fondi PNRR e dichiarati ammissibili con decreto ministeriale. A sollevare l’allarme sono questa volta gli agricoltori di Corigliano-Rossano, nella Sibaritide, area nota per la produzione di clementine.
Secondo l’associazione, gli agrumeti della zona necessitano in questo periodo di irrigazioni frequenti e prolungate a causa delle alte temperature. Molti agricoltori lamentano inoltre la scarsa qualità dell’acqua, definita sporca e piena di sabbia, che intaserebbe gli impianti irrigui causando ulteriori danni.
Per questo l’associazione, con la socia avvocato Rosa Silvana Abate, ex componente della Commissione Agricoltura del Senato nella scorsa legislatura, interroga nuovamente il Consorzio di Bonifica della Calabria sui progetti presentati dagli undici consorzi calabresi prima della riforma, dichiarati ammissibili dall’allora Mipaaf.
Nel 2021 il Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali (oggi Masaf) pubblicò un decreto che dichiarava ammissibili numerosi progetti esecutivi presentati dagli undici consorzi di bonifica calabresi, finanziati con fondi del PNRR. Per il solo Consorzio di Bonifica Integrale dei Bacini dello Jonio Cosentino, con sede a Trebisacce e presieduto fino al 2022 dal professor Marzio Blaiotta, erano stati dichiarati ammissibili nove progetti per un totale di 160 milioni di euro, nell’ambito della missione 2 componente 4 del PNRR, dedicata alla resilienza dell’agrosistema irriguo.
Raccogliendo le istanze degli agricoltori di Corigliano-Rossano, l’associazione Schierarsi chiede se i progetti del Consorzio di Bonifica Integrale dei Bacini dello Jonio Cosentino siano stati interamente finanziati come previsto, se i lavori siano stati avviati considerato che il termine del 30 giugno 2026 risulta scaduto, e quale sia lo stato di avanzamento dei lavori già iniziati.
L’associazione auspica infine un dibattito pubblico sul tema, con risposte concrete che pongano fine a quella che definisce una situazione di emergenza perenne per il servizio irriguo.