
di Giuseppe Sammarro*
Caro mons. Savino, dopo l'Enciclica Rerum Novarum di Leone XIII del 1891, che mise diritti e dignità dell’uomo al centro della rivoluzione industriale, e l'inizio della dottrina sociale della Chiesa grazie a quella recentissima di Leone XIV Magnifica Humanitas.
La tua sdegnata denuncia contro imprenditori che mettono il profitto al disopra dell'essere umano, e le istituzioni che colpevolmente li assecondano, girandosi dall'altra parte, a maggior ragione se stranieri.
Il tuo accorato appello, rivolto a tutti noi a reagire, di fronte ad affermazioni di una gravità assoluta quali “tanto se la sono cercata, stessero a casa loro, così non ci rubano il lavoro”. Niente di più illusorio, le cronache ci raccontano ogni giorno di lavoratori italiani sfruttati, in quasi tutti i settori economici, fino agli incidenti sul lavoro, spesso mortali.

Tu, come i due papi, chiami in causa il Vangelo per ricordarci che siamo tutti fratelli al cospetto del Signore, e che quattro lavoratori bruciati, solo perché si erano permessi di rivendicare un diritto basilare: vedersi riconosciuto dignità con contratto di assunzione e salario congruo, interroga le nostre coscienze e inchioda lo Stato alle sue responsabilità.

Spero vivamente che la forza delle tue parole squarciano il velo dell'indifferenza verso questi invisibili, che popolano le nostre strade e i nostri campi, contribuendo a garantire il nostro benessere. Io caro Vescovo (carissimo don Franco) sento vergogna e rimorso.
Con affetto
*Cittadino ed ex sindacalista della Cgil



