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di Cristian Fiorentino

Ci sono alcune tradizioni che bisogna riscoprire e coltivare. In ambito religioso, l’Unità Pastorale di Corigliano Centro Storico si sta ponendo ormai da tempo questo obiettivo riuscendo a far rivivere culti e memorie. La comunità diretta dal sempre alacre e certosino Don Fiorenzo De Simone, infatti, giovedì I maggio ha rinnovato il pellegrinaggio e la devozione a “Nostra Signora della Giacina”.

In occasione dell’apertura del mese Mariano, fedeli e parrocchiani coriglianesi hanno raggiunto il luogo sacro in processione, portando l’effige della Madonna col Bambino Gesù, dove è stato recitato il Santo Rosario e la Celebrazione Eucaristica. L’antica chiesa dedicata alla Vergine sarebbe stata la sesta chiesa di Corigliano ma ubicata fuori il centro cittadino e per l’esattezza a valle. Il termine più usato è rimasto nel linguaggio popolare quello della “Madonna della Iacina” dove oggi esiste una minuta cappella che un tempo era un dormitorio, nei loro transiti, dei Padri Basiliani del monastero del Patire.

La storia narra che la chiesetta fu rovinata dal ruscello Lecco e recuperata da Barone Luigi Compagna nel 1857 che si adoperò anche per l’edificazione di un muro di sostegno per arginare i danni dello stesso fiume. Purtroppo, il 29 ottobre 1883, una piena del torrente, causa un violento nubifragio, arrecò nuovi ingenti deterioramenti alla struttura. Ma la vocazione dei devoti coriglianesi non si è mai spenta del tutto e a tutti coloro che si adoperano insieme al parroco Don Fiorenzo vanno i plausi per tenere vive queste tradizioni. Stesso discorso vale per la festa della "Santa Croce” acclamata sabato 3 maggio. Commemorazione per il rinvenimento della “Croce di Gesù”, su cui il Cristo fu crocifisso, attribuito nel 327-328 d.C. a Sant'Elena madre dell'imperatore Costantino I.  S. Elena, in effetti, riuscì a verificare la veridicità della “Santa Croce” tra tre croci ritrovate, perché toccandola un uomo morto risuscitò e cominciò a lodare Dio. La Croce di Gesù sarebbe stata custodita e divisa in tre parti: a Gerusalemme, a Costantinopoli e a Roma. Rito della “Santa Croce" che affonda le radici nel VII secolo e per cui si commemorava anche la Passione, Morte e Resurrezione di Gesù Cristo, ricordando il suo sacrificio. 

Solennità della Santa Croce festeggiata con ampia adorazione in tante nazioni e città. L’Unità Pastorale del Centro Storico di Corigliano ha osservato il programma stilato praticando la recita del Santo Rosario e la Celebrazione Eucaristica in contrada Rinacchio. Tradizioni e memorie del bagaglio storico, culturale e religioso di un popolo che così facendo possono essere tramandate alle nuove generazioni. Partecipata la presenza dei fedeli a questa rilevante ricorrenza nella popolosa contrada coriglianese che porta il nome proprio di “Santa Croce”. Nei pressi della stessa collina di Corigliano, secondo le ricerche dell’indimenticato Don Vincenzo Longo e del professor Giulio Iudicissa, sarebbe sorta un'abbazia, intorno al 1100 d.C., denominata “Santa Maria De Ligno Crucis”. Il terreno sembra sia stato donato dall'Arcivescovo di Rossano dell’epoca e monastero e l'annessa chiesa, edificati in contrada Lìgoni, affidate ai monaci cistercensi. Contrada Lìgoni è una frazione ancora oggi esistente in quel territorio coriglianese ed è un dato che convalida l’avvenimento.

Appartenenti all’ordine monastico di diritto pontificio ed etichettati come ricchissimi, tanto da disporre di terreni, possedimenti e case sia a Corigliano che Acri, i cistercensi avrebbero ricevuto in dono e custodito in una teca con “una scheggia della Croce di Gesù”. Sembra che rimasero fino al 1600 nello stesso monastero coriglianese ma successivamente non si ebbero più notizie. Molto probabilmente, l'abbazia fu soppressa da Papa Innocenzo X e i monaci trasferiti in altra sede. A causa dell’abbandono e probabilmente anche di qualche calamità naturale, tra cui qualche alluvione, il monastero cadde in decadenza e ad oggi non si nota nessuna rovina della struttura. Solo maggiori studi e ricerche potrebbero andare in fondo a questa originale vicenda. Arredi e testi sacri, tra cui tele, sculture o decorazioni del convento forse furono trasferiti o addirittura saccheggiati oppure rivenduti o confiscati dalla Chiesa. E soprattutto il più grande interrogativo resta: che fine ha fatto la “scheggia della Croce di Gesù” custodita dai cistercensi nei loro anni di permanenza a Corigliano? Per avvalorare l’originalità di questa pagina di storia e comprendere dove sia finita la sacra reliquia del Crocifisso del Cristo servirebbe un lavoro di indagini mirate fatte da professionisti sia sul campo che consultando gli archivi. Ciò che di certo non manca e non sarà trascurato sarà la devozione di molti fedeli coriglianesi per queste sentite e care tradizioni Cristiane.

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