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Fonte: Comunicato stampa

Apprendiamo con favore l’annuncio con cui il Comune di Corigliano-Rossano presenta l’affidamento a una società esterna per accompagnare la fase finale del rapporto con il concessionario della riscossione. 

Una scelta che, in sé, può anche essere condivisibile: quando sono in gioco dati, residui, ruoli inesigibili e procedure complesse, il supporto tecnico può essere utile per garantire ordine e trasparenza. Ma proprio questo passaggio pone una domanda che non può più essere elusa.

Se oggi serve uno studio esterno per verificare la correttezza delle somme, la qualità dei dati e l’operato del concessionario, chi ha svolto questa funzione negli anni passati?

Chi ha controllato:

  • la formazione dei ruoli,
  • la gestione delle banche dati,
  • la correttezza degli accertamenti,
  • l’efficacia delle procedure di riscossione?
  •  

Perché il punto non è la fase finale. Il punto è tutto ciò che è accaduto prima. L’analisi dei cosiddetti “ruoli inesigibili”, ad esempio, non è un passaggio tecnico neutro: significa verificare se sono stati esperiti tutti i tentativi di recupero.

E allora la domanda è inevitabile: queste verifiche sono state fatte negli anni o si fanno solo oggi, a posteriori?

Allo stesso modo, il controllo sulla qualità e sull’integrità dei dati informatici non dovrebbe essere un’operazione straordinaria di fine rapporto, ma una attività ordinaria e costante di vigilanza. rottamazione: scelta fatta senza piena certezza dei dati?

A questo quadro si aggiunge un ulteriore elemento di forte preoccupazione: la recente approvazione della rottamazione dei debiti tributari.

Una misura che può avere una funzione sociale ed economica importante, ma che presuppone una condizione fondamentale: la certezza e la correttezza dei carichi iscritti a ruolo. E allora le domande diventano ancora più stringenti:

  • Su quali basi si è costruita la rottamazione, se oggi si ritiene necessario verificare l’attendibilità dei dati?
  • Come verranno trattati i crediti classificati come inesigibili o potenzialmente tali?
  • Chi certificherà la correttezza delle posizioni inserite nella rottamazione?
  • E soprattutto: cosa accadrà se emergeranno errori?

Il rischio, tutt’altro che teorico, è quello di aprire una nuova stagione di contenzioso:

  • contribuenti che aderiscono sulla base di dati non corretti;
  • posizioni poi rettificate o annullate;
  • possibili contestazioni sulla legittimità delle certificazioni rilasciate.

In questo scenario, la domanda è inevitabile: non sarebbe stato più prudente completare prima le verifiche e solo dopo procedere con la rottamazione? Perché la gestione dei tributi non è un fatto meramente tecnico. È una delle funzioni più delicate dell’ente, che incide direttamente su equità fiscale, gettito e fiducia dei cittadini.

Ed è qui che emerge il vero nodo politico.

In questi anni è mancata una presenza forte, continua e riconoscibile dell’assessorato ai tributi. È mancata una linea chiara di indirizzo e controllo. È mancata, soprattutto, la capacità di intercettare per tempo criticità che oggi vengono affrontate solo nella fase finale del rapporto e solo grazie all’iniziativa dell’ufficio.

Ben venga, quindi, ogni iniziativa utile a fare chiarezza. Ma non si può trasformare un intervento tardivo in un risultato politico. Perché la buona amministrazione non si misura da come si chiude un rapporto, ma da come lo si governa nel tempo.

E sui tributi, governare significa una cosa sola: controllare, verificare, intervenire prima che i problemi diventino strutturali. Oggi si prova a rimettere ordine.

Ma la vera domanda resta aperta: perché questo ordine non è stato garantito negli anni in cui era necessario farlo?

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