
intervista a Paolo Benanti, a cura di Giacomo Galeazzi in “La Stampa” del 1° maggio 2026
No alla cultura dello scarto. «L'essere umano è la piattaforma abilitante dell'Ai. Se l'umano non resiste, l'innovazione non diventa produttiva. Nel mondo del lavoro la sfida è addomesticare l'Intelligenza artificiale alla nostra società.
L'Ai non condanna l'uomo a essere uno "scarto" del processo produttivo ma va governata eticamente», spiega padre Paolo Benanti, presidente della commissione governativa sull'impatto dell'Ai, consigliere di papa Francesco per l'etica della tecnologia e l'intelligenza artificiale, professore alla Luiss. «Se sapremo unirla al progresso l'innovazione tecnologica ci aiuterà a valorizzare il capitale umano. Serve una riflessione strategica sulla competitività industriale europea», precisa.
È la nuova corsa all'oro?
«C'è uno strumento produttivo in un regime di scarsità. Quando in passato abbiamo avuto risorse fondamentali in quantità scarsa ce le siamo litigate e, al di là della natura e della distribuzione della risorsa, ciò è diventato subito motivo di conflitto. Rischiamo lo stesso scenario con l'Ai. A fronte dell'Intelligenza artificiale che diventa strumento fondamentale per l'accadere dei processi e la creazione del valore in un regime di scarsità di risorsa, l'orizzonte di pace può mutarsi in quello del conflitto».
Effetti sull'occupazione?
«Attenzione alle previsioni che sono mere estensioni lineari dello scenario presente. Quando l'amministratore delegato di Ibm Thomas Watson vide il primo computer gigante disse che più di 5-6 nel mondo non si sarebbe riusciti a venderli, invece sappiamo come è finita. Un altro esempio è il primo volo: nel 1903 durò 12 secondi, sembrava nulla ma pochi decenni dopo l'uomo è volato sulla luna con lo stesso sistema solo molto più veloce. Pure le previsioni sull'Ai possono dire che le cose saranno diverse ma no se saranno migliori o peggiori. Chi intende vendere cose diverse ha interesse a farcele desiderare come migliori per mettere in moto il mercato. L'elettricità si è diffusa perché qualcuno voleva averla in casa».
L'Ai è nemica del lavoro?
«Va demitizzata la narrazione dell'aut-aut tra tecnologia e occupazione perché il fattore umano non si presenta come un mero costo ma come fattore di grande valore se integrato in una corretta visione. Come si direbbe per gli utensili più tradizionali, il problema è nel manico. Per tutto il 900 si sono combattute due interpretazioni ideologiche. Una per cui il capitale moltiplica le risorse, l'altra che lo ritiene appropriazione dell'uomo sull'uomo. In realtà le due dimensioni coesistono. C'è un modo di produrre che accresce il benessere e uno che invece aumenta lo sfruttamento. Con l'Ai sono veri entrambi gli orizzonti: a favore o a danno dei lavoratori a seconda dell'uso che se ne fa. Come dimostra la dottrina sociale della Chiesa occorre gestire le situazioni perché l'innovazione è sempre ambigua».
Progresso o pericolo?
«Come arma la bomba atomica è tecnicamente migliore della pistola ma non lo è dal punto di vista etico. L'innovazione da sola non basta, serve lo sviluppo. L'Intelligenza artificiale che desideriamo è quella innovativa che contribuisce al bene comune e al bene dei singoli. Se sapremo trasformare non l'Ai ma il suo utilizzo da innovazione a sviluppo umanizzeremo la società deconflittualizzando la competizione per la scarsità di risorse. L'approccio all'Ai di colossi della distribuzione come la statunitense Walmart ha avuto un impatto diretto e profondo sulla forza lavoro. L'efficienza ottenuta tramite la tecnologia si traduce così in una progressiva marginalizzazione del contributo umano. Procedendo in questa direzione l'umano diventa superficiale. La conseguenza più evidente è stata l'eliminazione di 1500 posizioni lavorative, accompagnata da programmi di formazione interni volti a ricollocare i dipendenti del settore in altre aree dell'azienda. Non è l'unico modo per gestire l'Ai».
Come si evitano i tagli?
«Un altro gigante del retail come Costco punta alla leadership di costo, ma lo fa attraverso una filosofia operativa che mette al centro il capitale umano. Un approccio conservativo ma strategico: invece di rincorrere l'ultima tecnologia disponibile l'azienda si concentra sull'ottimizzazione dei processi e sulla valorizzazione dei propri dipendenti, considerati il vero motore della produttività. L'effetto è che i lavoratori a Costco generano il 180% in più di ricavi per persona rispetto a quelli di Walmart. E ciò attraverso salari significativamente più alti, bonus consistenti per i dipendenti con maggiore anzianità, copertura sanitaria e pensionistica ampia. Tasso di turnover del personale minore di otto volte, maggiore esperienza, lealtà, produttività».
L'Ai può essere creativa?
«Se la prima fotografia fosse stata scattata a persone che facevano colazione sull'erba avremmo avuto un pittore che puntino dopo puntino creava un mirabile quadro impressionistico e la stessa scena riprodotta con un click. È vero che l'Ai come la macchina fotografica non è creativa in sé ma siccome si attiva quando le diciamo l'intenzione, il prompt che ne deriva può risultare dotato di creatività agli occhi umani, ma non per la macchina».
L'Ai quindi è governabile?
«È accaduto lo stesso per gli esplosivi e i combustibili fossili. Li abbiamo gestiti attraverso due categorie che ne hanno accompagnato l'uso sociale: il pericolo e il rischio. Quando vediamo che c'è un rischio, noi gestiamo il pericolo. Le autobotti circolano con sostanze infiammabili sulle strade grazie a standard tecnologici: riconosciamo che c'è un pericolo. Per l'Ai servono strumenti per gestire il rischio. I guardrail sono il primo modo insieme alla formazione. Una patente per gli automobilisti come per chi utilizza l'Ai. Non c'è utensile senza mano che lo produce e lo impiega. La sfida della prossima generazione di macchine è far tesoro degli errori del passato creando valore e rispettando l'umano. Il risultato non è garantito, va tutelata la natura del lavoratore senza però demonizzare il nuovo».



