

di Salvatore Martino
Quando ci si dimentica della storia, o la si ignora, la lezione che si riceve è sempre molto dura e, forse, finalmente, ce ne stiamo accorgendo.
Era l’11 aprile del 1963 quando Papa Giovanni firmava la famosa enciclica Pacem in terris. Una enciclica ancora molto attuale, non solo per i contenuti che esprimeva ma, soprattutto, per le prospettive che disegnava. Prospettive che sono oggi ancora più marcate per i pericoli incombenti a carico dell’umanità. La veglia per la pace celebrata ieri in San Pietro da Papa Leone XIV si pone su quel tracciato che, nel tempo, non è mai cambiato. Il messaggio anche se universale, riguardava e continua a riguardare soprattutto i credenti che, aldilà della logica sciocca delle etichette e delle convenienze politiche, sono chiamati ad operare concretamente nel mondo affinché la pace non sia solo un auspicio o una bandiera, ma diventi una certezza. Papa Leone, ieri, è stato ancora più esplicito, segnalando la incompatibilità di certi atteggiamenti guerrafondai con l’essere cristiano che, oggi, richiede ancora più coraggio e ancora più capacità nel saper intravvedere e costruire un futuro di pace. La pace non è uno slogan, ma un bisogno irrinunciabile per l’intera umanità, senza di essa la sua permanenza sulla terra non avrebbe alcun senso.



