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Articolo di Danilo Taino pubblicato sul “Corriere della Sera” del 17 marzo 2026

L’anno più sottovalutato del Novecento, il 1979, è arrivato alla conclusione. E’ quello che probabilmente ha cambiato il mondo più di ogni altro nel dopoguerra: la storia vi ha gettato i semi dei grandi fatti che hanno dato forma ai quasi cinquant’anni successivi.

Ora, però , siamo alla ϐine delle straordinarie trasformazioni e delle turbolenze che ha prodotto, nel male e anche nel bene. L’Iran, naturalmente: è l’ultimo totem che vacilla di quella congiunzione di eventi. Ma in quello straordinario anno non è stato ridisegnato solo il Medio Oriente: anche l’Europa e gli Stati Uniti, la Russia, pure la Cina; e sono state messe in crisi certezze di enorme portata, come quella sul nucleare. Quando, nel 1979, accadevano cose, non ci si rendeva conto di quali sarebbero state le conseguenze, di come le onde create allora avrebbero modiϐicato il mondo. L’11 febbraio, l’ayatollah Ruhollah Khomeini arrivò a Teheran da Parigi. Lo Scià Reza Pahlavi aveva già lasciato l’Iran il 16 gennaio.

Fu l’inizio della rivoluzione che portò alla nascita della Repubblica Islamica. Da allora, e sempre di più , il regime si è posto al centro della politica del Medio Oriente. Nel novembre, studenti militanti iraniani occuparono l’ambasciata americana a Teheran, azione che durò 444 giorni e, tra l’altro, fu decisiva nella sconϐitta elettorale dell’allora presidente degli Stati Uniti Jimmy Carter. In seguito, la guerra contro l’Iraq di Saddam Hussein, il progetto nucleare militare e la messa in rete di formazioni armate in Libano (Hezbollah), in Palestina (Hamas), nello Yemen (Houthi) e il sostegno al regime siriano degli Assad. Dichiarazione di guerra al Piccolo Satana, Israele, e al Grande Satana, l’America. Con in più l’ostilità verso i Paesi arabi sunniti. Destabilizzazione continua dell’area mediorientale, centrale per l’economia dell’energia.

Oggi, siamo forse vicini alla fine del ricatto iraniano: dopo la guerra in corso, difϐicile che Teheran mantenga la forza politica, le alleanze, l’apparato militare, il controllo della piazza che nei decenni passati gli ha permesso di essere il gangster della regione. Un salto nel dicembre dello stesso anno. L’Unione Sovietica decide di invadere l’Afghanistan: è l’inizio dell’autodistruzione del regime comunista di Mosca. In dieci anni, non riuscı̀ a battere la resistenza afgana e, alla ϐine, dovette ritirarsi. Fu il passaggio decisivo che esaurì l’apparato militare sovietico e rese evidente la palude politica e sociale nella quale Mosca era ormai immersa. Un decennio dopo, il crollo del Muro di Berlino e poi la caduta dell’impero sovietico. II 26 marzo 1979, il premier israeliano Menachem Begin e il presidente egiziano Anwar Sadat ϐirmavano lo storico Trattato di Pace tra i due Paesi. Comprendeva il riconoscimento diplomatico reciproco e la restituzione del Sinai al Cairo. Quasi cinque decenni dopo, sulla strada dell’accettazione del diritto di esistere di Israele si sono incamminati altri Paesi arabi: una fase nuova i cui esiti dipenderanno dalla conclusione della guerra in Iran.

Il 1° gennaio, gli Stati Uniti riconoscevano formalmente la Repubblica Popolare Cinese come solo rappresentante della Cina. Prendevano atto del fatto che Pechino pretende di comprendere nel suo dominio anche Taiwan ma non dicevano di essere d’accordo (è una parte della famosa ambiguità strategica adottata da Washington). Nella primavera dello stesso anno, il Congresso americano votava il Taiwan Relations Act, una cornice che fu poi riempita di relazioni non ufϐiciali ma sempre più strette con Taipei. Nel 1979, sembrava che al Partito comunista cinese interessasse poco di conquistare l’isola in tempi brevi, anni prima Mao Zedong aveva parlato di un secolo. Ora, però , il clima di apertura di allora tra Pechino e Washington è sepolto e la pressione della Cina Popolare su Taiwan è sempre più forte. Ancora più importante è il fatto che il 1979 fu il primo anno di piena apertura del mercato cinese al mondo, sotto la spinta del «leader essenziale» Deng Xiaoping.

Anche quell’eccezionale apertura che tutti salutarono lanciando cappelli in aria è ora giunta alla conclusione. Il 3 maggio 1979, Margaret Thatcher vinse la prima delle tre elezioni che le consentirono di rimanere al io di Downing Street per tutti gli Anni Ottanta. Fu l’inizio dell’era deϐinita neoliberale: riduzione dell’intervento dello Stato nell’economia, privatizzazioni, deregolamentazioni, grande spinta ai movimenti di capitale transnazionali, globalizzazione. L’anno successivo, quest’onda trovò l’apice nell’elezione di Ronald Reagan alla presidenza degli Stati Uniti. Anche questa stagione è ormai in un autunno avanzato, anche se i principi che ha seminato resistono qua e là.

Il mattino del 28 marzo 1979, il reattore della centrale nucleare americana di Three Mile Island iniziò a rilasciare gas radioattivi causati dal cattivo funzionamento di una valvola. Secondo l’agenzia atomica Iaea, fu un punto di svolta per l’industria del nucleare civile. Da allora, negli Stati Uniti e nel mondo la costruzione di impianti nucleari rallentò e nacquero i movimenti che chiedevano l’abbandono della tecnologia.

Oggi, con lo sviluppo di tecniche nuove, un po’ tutto il mondo sta superando l’ostilità alle centrali nucleari. L’era seminata nel 1979 è insomma ormai alla ϐine: ha segnato gli scorsi cinque decenni. Solo l’Iran tenta di resistere, vedremo per quanto. Fu un anno formidabile. Il 18 febbraio, prima volta nella storia moderna, nevicò per mezzora nel deserto del Sahara.

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