
Fonte: Pagina Facebook di Tonino Scalia
Scappa con le scarpe buone, quelle della domenica, con la laurea in tasca e il curriculum piegato in quattro come una promessa che non ha mantenuto nessuno.
Dal 2002 a oggi, quasi 350mila ragazzi laureati hanno preso il treno verso il Centro-Nord. Trecentocinquantamila teste pensanti che qui non servivano. O forse servivano troppo.
E fin qui lo sappiamo.
È la storia vecchia dell’emigrazione. La valigia di cartone, solo che adesso è un trolley con le ruote che non fanno rumore.
Ma la ferita nuova è un’altra.
Adesso partono pure i nonni.
I nonni con la valigia.
Li chiamano così, come fosse una poesia. Invece è una sconfitta.
Erano 96mila. Sono diventati oltre 184mila.
Non cambiano sempre residenza, no. Lasciano la carta d’identità al Sud, ma il cuore lo spostano altrove. Vanno a fare i nonni dove sono emigrati i figli. Per non morire soli in una casa troppo grande e troppo vuota.
Nel 2002 erano il 20%.
Oggi sono quasi il 60%.
Un Paese, due emigrazioni, dice il rapporto della SVIMEZ.
Io ne vedo una sola: la resa.
Il Sud si svuota come una bottiglia lasciata al sole. Restano le case chiuse, i balconi con i panni che non sventolano più, le scuole che diventano silenzio. Restano i bar con quattro uomini a parlare del tempo che cambia e del tempo che non cambia mai.
Prima partivano i figli.
Adesso li seguono i padri e le madri.
È l’emigrazione affettiva, la chiamano.
Io la chiamo solitudine organizzata.
Un territorio senza giovani è un territorio senza futuro.
Un territorio senza anziani è un territorio senza memoria.
Così il Mezzogiorno resta in mezzo: senza futuro e senza memoria.
Non è folklore. Non è nostalgia.
È un Paese che ha deciso che alcune terre possono essere abbandonate.
E quando partono pure i nonni, significa che non è rimasto più nessuno da aspett



