di Giuseppe Sammarro*

Il 27 gennaio è “il giorno in cui si ricordano le vittime dell’olocausto”, cade in un momento particolare per le sorti delle democrazie liberali, nonché delle condizioni geopolitiche che hanno garantito, dalla fine della seconda guerra mondiale, in Europa e in gran parte dell’Occidente democrazia, pace, benessere e uno stato sociale diffuso.

Era appunto il 27 gennaio del 1945 quando i soldati dell’Armata Rossa entrarono nel campo di sterminio di Auschwitz-Birkenau, nei pressi della cittadina polacca di Oswiecim, e altri due campi di sterminio realizzati dal regime nazionalsocialista. Settemila, degli oltre un milione di deportati ebrei, tra marzo 1942 e novembre 1944, erano i sopravvissuti di Auschwitz. Si stima che sei milioni di ebrei di tutta Europa vennero sterminati dai nazisti, nei campi di Sachsenhausen, Ravensbruck, Buchenwald, Mittelbau-Dora, Flossenburg, Dachau e Mauthausen, oltre a quelli di Neuengamme e Bergen-Belsen nel nord della stessa Germania nazista. Non furono solo gli ebrei, pur restando il gruppo etnico da sterminare pianificato a tavolino, che vennero sterminati. Il 20 gennaio del 1942, quella fredda mattina, alti funzionari nazisti guidati dall’ufficiale per la sicurezza del Reich, Reinhard Heydrich, e tra questi Adolf Eichmann in qualità di segretario, si riunirono in una villa al Grosse Wannesee a Berlino. Tema della conferenza era la pianificazione dell’assassinio degli undici milioni di ebrei in Europa die Endlösung “soluzione finale”. Con la firma del protocollo della conferenza lo sterminio divenne per il regime, una mera questione burocratica ed economica, motivato dall’odio razziale e dalla supremazia della razza ariana. Questi crimini contro la popolazione inerme, furono già commessi già nel 1939 dalla Wehrmacht (l’esercito germanico che aveva prestato giuramento a Hitler). Il genocidio pianificato nella conferenza di Wannsee, per la sua terribile crudeltà e mancanza di un qualsiasi barlume di umana pietà da parte di una intera nazione, al netto di poche eccezioni, rimane comunque un unicum nella storia Europea e mondiale. Un monito che non siamo riusciti ad interiorizzare fino in fondo. Nei campi di sterminio vennero assassinati omosessuali, invalidi non più produttivi, prigionieri di guerra non più utilizzabili come lavoratori schiavi nella produzione bellica, tra cui molti prigionieri italiani. Dai sopravvissuti ai campi di sterminio, dai loro terrificanti racconti, sappiamo che alla base dello sterminio veniva applicato il metodo inumano della selezione, gli uomini in forza nei campi di lavoro, vecchi, bambini, donne e malati nelle camere a gas e forni crematori. Dopo il processo ad Eichmann, il freddo ragioniere del regime che teneva il conto degli ebrei da sterminare, Harend ammoniva: lo sterminio di un intero popolo come quello attuato dal regime nazista deve entrare nella giurisprudenza mondiale come crimine contro l’umanità. Il nostro paese con la legge 211 del 20 luglio del 2000 ha istituito il 27 gennaio come giorno della memoria che richiama appunto l’abbattimento dei cancelli di Auschwitz con il famigerato motto Arbeit macht frei: il lavoro rende liberi. Oggi abbiamo ascoltato dalla presidente del consiglio nel suo intervento parole importanti nel condannare i misfatti dei nazifascisti e attribuire a loro la responsabilità, di quello che uno storico tedesco definì la fabbrica della morte. Se questo è vero e si tramuta, in atti concreti significa che la presidente del consiglio della Repubblica Italiana, nata dalla resistenza e dalla lotta partigiana, come ci ricorda il presidente Mattarella, ha maturato un percorso non facile viste le sue radici politiche. Se tutto questo è vero, la presidente del Consiglio, dovrebbe spiegare al vice presidente Salvini che non c’è posto nel suo Governo, per chi, a poche ore dalla commemorazione della Shoah riceve in poppa magna un dichiarato nazista inglese. Che non c’è posto nel suo partito per quelli che si richiamano al fascismo, e festeggiano vestiti da SS, come il capogruppo alla camera dei deputati. Tagli presidente Meloni radicalmente il cordone ombelicale, perché così facendo dà senso e sostanza al suo discorso. A conclusione di questa prima riflessione desidero segnalare il libro di Mauro Mercatanti dal titolo “L’armadio Della Vergogna”. Un armadio, dimenticato nell’androne di un vecchio palazzo romano, letteralmente pieno di scheletri. Centinaia di dossier e un registro con oltre duemila notizie di reato, riguardanti crimini efferati commessi dai nazifascisti in Italia nel biennio 1943-1944 ai danni di militari, civili inermi e partigiani Italiani. Con nome e cognomi di vittime e centinaia di nomi e cognomi di loro carnefici, con tanto di reparto militare o paramilitare di riferimento della repubblica di Salò. Che ci facevano chiusi lì dentro? Chi ce li ha messo è perché? La nostra storia è piena di depistaggi e insabbiamenti, Mercatanti nell’armadio della Vergogna squarcia il mistero. Nella seconda riflessione, mi chiedo, cercando di non cadere nello stereotipo, che qualsiasi cosa che non corrisponde ai miei ideali è fascismo. Vorrei citare ancora Harend quando parla della banalizzazione del male. Come si presenta oggi nel mondo contemporaneo il fascismo, o neofascismo, oppure fascisti del terzo millennio? Come si può notare è un caos di aggettivi, che poco hanno a che vedere con il fascismo-nazismo che fino al 1945 ha sconvolto l’Europa, e tutto ciò lo si può notare ampiamente in una parte non piccola del mondo. Il campo di sterminio di Auschwitz rimane simbolo e monito di quella terribile stagione. Il fascismo non è stato un incidente della storia ma un sistema di governo assoluto, supportato da consenso. Un’ideologia che non si è estinta con la sua caduta. Il fascismo di oggi persiste in gran parte come fenomeno ideologico-culturale e di estrema destra, con organizzazioni neo fasciste e neonaziste attive, registriamo una crescente normalizzazione di idee autoritarie intrecciate con populismo e razzismo. Gruppi come casa pound e forza nuova hanno migliaia di utenti online molti dei quali impegnati anche in azioni fisiche: vedi l’assalto alla sede della CGIL a Roma nel 2021. Nel 2025 è stato riportato che il 30% degli italiani non si opporrebbe a un governo autoritario in determinate circostanze: come incertezze per il proprio futuro, sicurezza nelle periferie delle città, immigrati, disuguaglianze. Tutto ciò è determinato da precise scelte politiche, che vengono cavalcate dall’estrema destra la quale propone soluzioni populiste, indicando nel diverso la causa del male. Non mi sento minacciato dal busto di Mussolini, che il presidente del Senato tiene in salotto, ma mi chiedo chi sono, come sono organizzate le nazi- fascio- gang di Milano e del nord Italia. Rappresentano la parte più estremista e arrabbiata dell’ultra destra? O è come un refolo di vento, che soffia sugli animi e ancora detta comportamenti, prepotenti, sprezzanti, con i più deboli e immigrati, ossessionati dalla cultura dell’uomo forte. Gli stadi di calcio sono pieni di esempi di fascisti del ventesimo secolo. Ma, a ben guardare, la nostra società, la politica e i politici non mostrano aspetti di fascismo nei comportamenti? Non dobbiamo avere paura del passato, dobbiamo però conoscerlo in tutta la sua drammaticità, dobbiamo stare vigili sul presente senza compromessi, come l’altro giorno alla Camera dei Deputati. Questa intransigenza è necessaria al fine di impedire che la nostra società, si faccia, quasi incoscientemente, trascinare verso un buio moderno diverso dal ventennio, ma comunque inaccettabile per un paese democratico nato proprio dalla Resistenza, che si è dato una delle più avanzate Costituzioni dei paesi civili, sottoposta a continui tentativi di indebolirla nelle sue colonne portanti. A noi tocca il compito di difenderla a tutti i costi.

*Cittadino ed ex Rappresentante della Cgil

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