
di Giuseppe Sammarro*
A novembre del 2009 ricorreva il ventennale della caduta del muro di Berlino “novembre 1989” un evento che ha cambiato il corso della storia Europea e i rapporti geopolitici internazionali.
Dopo settimane di manifestazioni e disordini, il governo della Germania orientale dovette annunciare l’apertura dei famigerati valichi di frontiera. Nella notte tra il 9 e il 10 novembre una moltitudine di cittadini della DDR “Repubblica democratica tedesca” assaltarono, a picconate, il muro e lo superarono.
L’anniversario venne ricordato con grande risalto in tutto il mondo.
In Italia avvenne qualcosa di unico, con lo slogan “BERLINO 1989 prima o poi ogni muro cade”, la storia entra in teatro.
Tra le numerose iniziative che vennero promosse lungo la penisola, mi voglio soffermare, per uno scopo preciso, su quello che accadde in Toscana.
Quattro autori e quattro registi, elaborano testi per un progetto da portare nei quattro teatri dell’area metropolitana di Firenze. Un progetto itinerante, da un teatro all’altro, mirato a garantire ad un vasto pubblico, di seguire l’evolversi della drammaturgia.
I lavori che andarono in scena portavano la firma degli autori: Dimitri Milopulos, Riccardo Massai, Stefano Massini e Giancarlo Cauteruccio. Il maestro Cauteruccio “come veniva amabilmente chiamato” mise in scena con la sua compagnia teatrale KRYPTON, “Macerie vive”, una rappresentazione teatrale e musicale, un insieme di poeti, attori, cantanti e musicisti che inglobava teatro, musica e tecnologia, pensato e diretto dallo stesso Cauteruccio.
Questo fu uno dei tanti lavori teatrali e scenografici, che lo hanno portato a rappresentarli in giro per il mondo. Spettacoli teatrali che hanno goduto dell’attenzione dei media nazionali e non solo.
Il Maestro Cauteruccio ci ha lasciato pochi giorni fa, ed oggi, almeno per me, è giusto parlare di lui e della sua capacità di raccontare eventi di portata storica, grazie alle sue indubbie doti umane e professionali nel sapere miscelare dramma, poesia e musica scandagliando nel profondo dell’anima umana.
Ho conosciuto Giancarlo e Anna sua moglie una sera di due anni fa, presso l’associazione culturale “Lettere Meridiane” di Lauropoli a Cassano allo Ionio. Quella sera tra le varie rappresentazioni culturali, un signore a me sconosciuto, si pose al centro della sala e in un assoluto silenzio, incominciò a recitare. Recitava in perfetto dialetto un pezzo di un suo scritto dal titolo Restanza. Quell’uomo piccolo di statura in pochi attimi si era trasformato in un gigante, in mezzo ad un pubblico silenzioso e incantato. Da quel momento è nata un’amicizia forse più che amicizia, una fratellanza, che si alimentava giorno dopo giorno, grazie alla sua immensa cultura, in discussioni semplici e conviviali, spesso davanti a un buon piatto (era un vero gourmet), riguardo a come va il mondo, che non gli piaceva per niente. Si parlava di argomenti quali, la tragedia delle guerre e le miserie umane, di una società sempre più impaurita è disorientata, in balia di una governance mondiale in mano a politici autocrati che applicano, non la forza delle idee, ma quella delle armi. A tutto questo Giancarlo non si rassegnava, forte di una consapevolezza, che esprimeva nei suoi ragionamenti spesso contro lo spirito del tempo. Uno spirito libero e senza compromessi, perché le idee viaggiano nel tempo e nello spazio liberi, e si affermano nel cuore e nella mente della gente. “La forza delle idee libere squarciano le tenebre, la cultura, -dicevi-, è figlia legittima e allo stesso tempo procreatrice di tutto questo”.
La tua incrollabile consapevolezza che la cultura e la democrazia, prima o poi, avrebbero ripreso il proprio cammino, era un chiaro ammonimento a non mollare, ad essere sempre vigili.
Te ne sei andato troppo presto amico mio.
Ci hai lasciato una eredità gravosa che abbiamo l’obbligo di portare avanti, come ha detto monsignor Savino nella sua splendida e appassionata omelia.
Il sushi che non siamo riusciti a mangiare perché hai deciso di burlarti di me, come facevi quando ero caparbio a difendere tesi che non condividevi.
Lo faremo con la tua amata Anna e tu sarai a quel tavolo a guardarci con quel sorriso divertito e pieno d’amore.
CIAO GIANCARLO
*Cittadino ed ex rappresentante della Cgil



