Fonte: Pagina Facebook Atlantide

"Quando muore un poeta, al mondo c'è meno luce per vedere le cose." (Alda Merini)

Cantore dei poveri e degli emarginati, De André ha rivoluzionato la canzone d'autore con brani scomodi e taglianti. Ma accarezzati sempre da una profonda dolcezza e umanità.

Non mi piace essere definito poeta. Non approvo una vita relegata nei confini fittizi di qualsiasi definizione. Non mi piacciono le recinzioni, le prigioni e le esclusioni. Voglio conoscere il mondo, tutto, voglio entrarci per liberare e per liberarmi. Accosto le parole alla musica per raccontarlo, questo mondo. L'unico possibile, l'unico cantabile e l'unico narrabile.

Sono un cantastorie con le corde della chitarra a farmi da dita e le ali dell'immaginazione per volare sull'altalena del mondo. Con Nina. Con tutte le donne che hanno occhi per vedere e sguardi da catturare.

Canto quello che vivo, vivo quello che vedo e quello che leggo. Canto un mondo che esiste quasi nascosto, popolato da persone pragmatiche, rappresentative delle categorie escluse dai benpensanti moralisti e dai borghesi. Racconto gli altri e racconto me. Anime salve, prestatemi le vostre vite in bilico alla periferia della cosiddetta società civile. Regalatemi il vostro sguardo sghembo che trafigge la vita di striscio. Sono il cantastorie che vi sposterà dalle quinte al centro di questo palcoscenico. La vostra verità non è meno reale della mia. La vostra verità è il mondo. Questo mondo.

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