
di Francesco Campise*
Spreco. Un termine carico di peso, che provoca disagio e che spesso tendiamo a evitare. Eppure è una realtà che accompagna la nostra quotidianità: frigoriferi sovraccarichi, cibi avanzati nei piatti e prodotti lasciati deteriorare fino alla scadenza.
In Italia, ogni anno finiscono nei rifiuti quasi 18 mila tonnellate di alimenti, una quantità enorme, difficile persino da concepire. Se recuperato, questo cibo sarebbe sufficiente a sfamare 44 milioni di persone. Dati sorprendenti, che dovrebbero far riflettere.
Gettare via il cibo non è soltanto uno spreco di denaro o una ferita per l’ambiente, ma rappresenta soprattutto un problema morale e sociale. Viviamo in un Paese dove i negozi traboccano di prodotti, mentre un numero crescente di famiglie fatica a garantirsi un pasto dignitoso. L’aumento dei prezzi, l’instabilità lavorativa e le difficoltà economiche hanno fatto emergere la figura dei cosiddetti “nuovi poveri”: persone che fino a poco tempo fa conducevano una vita serena e che oggi sono costrette a rinunciare persino a un’alimentazione sana ed equilibrata.
È doloroso pensare che, mentre c’è chi deve scegliere se pagare le utenze o comprare da mangiare, grandi quantità di cibo ancora perfettamente commestibile vengano buttate per superficialità, disattenzione o eccessiva abbondanza. Una fetta rilevante di questo spreco avviene proprio nelle nostre case: compriamo più del necessario, prepariamo porzioni eccessive “per non restare senza” e scartiamo alimenti solo perché non sono esteticamente perfetti. Si tratta di uno spreco silenzioso, radicato nelle abitudini quotidiane, spesso giustificato dalla fretta o dalla routine.
Contrastare lo spreco non significa fare rinunce, ma adottare un nuovo modo di pensare. Vuol dire attribuire di nuovo valore al cibo, organizzare gli acquisti con maggiore consapevolezza e riscoprire il riutilizzo e la condivisione. Significa anche supportare associazioni di volontariato, banchi alimentari e tutte quelle organizzazioni che recuperano le eccedenze per destinarle a chi ne ha bisogno. Ogni piccolo gesto, se condiviso da molti, può generare un cambiamento significativo.
In un momento storico così complesso, sprecare cibo è un privilegio che non possiamo più concederci. Opporsi a questo fenomeno non è solo una responsabilità etica, ma un segno di rispetto verso chi produce gli alimenti, verso l’ambiente e, soprattutto, verso chi ogni giorno lotta per andare avanti. Forse la risposta più efficace è anche la più semplice: fermarsi un attimo, osservare ciò che abbiamo e ricordare che quel cibo, per qualcun altro, rappresenterebbe una ricchezza immensa.
*Studente



