
Fonte: www.quotidianodelsud.it articolo di Davide Scaglione
L’appello per restituire ai familiari degli internati militari calabresi le lettere scritte dai lager nazisti durante la Seconda guerra mondiale
Lettere mai recapitate, notizie lungamente attese e mai pervenute negli anni tremendi della Seconda guerra mondiale. L’orrore dei campi di concentramento nazisti annovera anche questo aspetto poco conosciuto ma non meno mesto. Protagonisti di questo terribile limbo furono centinaia di migliaia di Internati militari italiani (Imi). Soldati e ufficiali che dopo l’8 settembre del 1943 rifiutarono di aderire alla Repubblica sociale italiana e di continuare a combattere al fianco dei tedeschi.
LE RICERCHE DI PASQUALE ALESSANDRO CAMPO
Pasquale Alessandro Campo, responsabile del progetto “Banca dati internati militari italiani”, ricercatore storico e collezionista, da anni impegnato nella valorizzazione della memoria degli Internati militari italiani (Imi) vuole ridare dignità e memoria storica a questi uomini.
La sua attività si concentra sulla raccolta e sull’analisi di documenti, corrispondenze e testimonianze legate ai soldati italiani catturati dopo l’armistizio. L’obiettivo è di consegnare le lettere ai familiari dei militari internati nei campi di concentramento nazista nel nefasto biennio 1943-45.
Un gesto, non solo simbolico, che riscopre e valorizza tanti piccoli frammenti di storia. Una corrispondenza dal contenuto scarno (il controspionaggio nazista setacciava minuziosamente le lettere degli odiati italiani) ma che rappresenta un importante documento storico e un commovente ricordo per molte famiglie.
Nel suo certosino e complesso lavoro di ricerca Campo è riuscito a ritrovare la corrispondenza di diciassette militari calabresi internati nei lager nazisti in Germania e nei territori occupati.
Attraverso le colonne dell’Altra voce-Il Quotidiano lancia quindi un appello alle famiglie degli internati calabresi a farsi avanti affinché quelle lettere trovino dopo oltre ottant’anni una destinazione. I parenti degli internati militari possono rivolgersi alla redazione dell’Altra Voce-Il Quotidiano che provvederà a metterli in contatto con Campo. Un modo per custodire e divulgare la memoria di tanti uomini imprigionati, sfruttati, affamati e maltrattati nei lager di Hitler.
LE LETTERE DI DICIASSETTE SOLDATI CALABRESI DAI LAGER
Dei diciassette militari calabresi, molti riuscirono certamente a tornare a casa alla fine della guerra. Come il soldato Demetrio Miracco, nato il 27 ottobre 1915 a Santa Sofia d’Epiro (Cosenza) catturato il 15 settembre 1943 sull’Isola d’Elba, liberato il 23 aprile 1945 e rientrato in Italia il 31 agosto dello stesso anno. E ancora il soldato Gullace Girolamo, nato il 23 agosto 1918 a Polistena (Reggio Calabria) catturato l’8 settembre 1943 sull’Isola di Creta, rinchiuso in un lager e rientrato in Italia il 29 luglio del 1945.
Campo è appassionato di storia postale, ha costruito una collezione unica di oggetti e lettere delle due guerre mondiali. È autore di tre saggi che esplorano il lato umano dei conflitti e le scelte individuali di fronte alla guerra: Lettere di guerra. Storie italiane 1914-1918 (2015), Storie e volti della Grande Guerra. I legami umani (2018), La scelta. 8 Settembre 1943. Storie di uomini che dissero no (2025), tutti editi da Tralerighe Editore.
GLI INTERNATI MILITARI ITALIANI DOPO L’8 SETTEMBRE
Attraverso il progetto della banca dati, promuove una ricerca aperta e partecipata, invitando cittadini e studiosi a contribuire alla ricostruzione storica con segnalazioni e materiali. «Gli italiani vennero privati dello status di prigioniero di guerra. Ciò permise ai tedeschi di ignorare le tutele della Convenzione di Ginevra e gestire liberamente la sorte di oltre 650.000 uomini. Lo status di internato militare non esisteva nel diritto internazionale: fu un’etichetta arbitraria, usata per punire chi rifiutava di collaborare con il nazifascismo», spiega Campo.
Circa l’80 per cento dei militari italiani scelse la via della prigionia, rifiutando di combattere per la Rsi, la Wehrmacht o le Ss. Vennero impiegati nelle varie fabbriche e nelle miniere dell’industria bellica nazista e nelle fattorie. «Questo rifiuto fu interpretato come insubordinazione e trattato con estrema durezza. Gli italiani subirono fame, violenze, malattie e condizioni disumane. Oltre 50.000 non fecero ritorno in Italia», evidenzia Campo.
LA CORRISPONDENZA DEI PRIGIONIERI ITALIANI
La comunicazione tra gli Internati militari italiani e le loro famiglie fu ostacolata da gravi limitazioni. La Germania non aveva previsto strumenti postali in lingua italiana e distribuì cartoline prestampate in francese, russo o tedesco, spesso incomprensibili. Gli Imi potevano scrivere solo su moduli autorizzati, seguendo formule rigide e controllate da una censura severa. Qualsiasi parola ambigua poteva causare la distruzione dell’intero messaggio.
Anche i pacchi erano soggetti a restrizioni: solo un terzo arrivò a destinazione, spesso danneggiato o trattenuto per motivi disciplinari o logistici. La sorveglianza era affidata persino all’Ufficio di controspionaggio, un trattamento riservato solo agli italiani.
La corrispondenza veniva spesso interrotta, censurata o respinta, anche quando gli internati erano in punizione, a differenza dei prigionieri di altre nazionalità. Ogni lettera era esaminata e contrassegnata con la parola “Geprüft”, seguita dal numero del censore. In molti casi, restavano leggibili solo poche parole, come “Cari Genitori”, unico conforto per chi attendeva notizie.
«Nonostante tutto, alcune lettere riuscirono a partire, diventando preziosi frammenti di vita e testimonianze di una resistenza silenziosa», rileva Campo.
L’ELENCO DEI SOLDATI CALABRESI
Francesco Fabiano di Sambiase (Catanzaro)
Cosimo Martucci di Spezzano Albanese (Cosenza)
Carlo Sacco di Scigliano (Cosenza)
Francesco Lo Gatto di Paola (Cosenza)
Demetrio Miracco di Santa Sofia d’Epiro (Cosenza)
Giuseppe De Cicco di Cosenza
Francesco Lavoratore di Rovito (Cosenza)
Giuseppe Meringolo di Santa Sofia d’Epiro (Cosenza)
Domenico De Rose di Cosenza
Felice De Paola di Cosenza
Leonardo Ricci di Civita (Cosenza)
Pietro Colonna di Taurianova (Reggio Calabria)
Girolamo Gullace di Polistena (Reggio Calabria)
Angelo Mammola di Polistena (Reggio Calabria)
Giuseppe Cutrupi di Gallina (Reggio Calabria)
Domenico Squillace di Stignano (Reggio Calabria)
Francesco Carella di Palmi (Reggio Calabria)



