di Salvatore Martino

Quando si parla di Europa in crisi, in realtà, si parla della Ue e non della comunità europea, si parla di una istituzione che in tutti questi anni, non ha ritenuto in alcun modo di rapportarsi con i cittadini europei, né sapere cosa pensano, e sulla cui testa pesano tutte quelle scelte e quelle decisioni che hanno contribuito ad isolare l’Europa dal resto del mondo.

Senza voler affondare il coltello nella ferita, occorre mettere in evidenza che, ormai, è diventato troppo alto il muro che separa il vertice europeo dal resto della comunità che governa, o che dovrebbe governare, se si considerano la marea di problemi irrisolti e non considerati, che interessano l’agricoltura, l’industria e, più in generale l’economia, che sembra, ormai, affogare nel mare di debiti che l’esecutivo europeo ha contratto e sta contraendo sulla pelle dei cittadini degli stati membri. Il clima è ancora natalizio, e rientrare in sé stessi è possibile. Ai leader basterebbe guardarsi attorno per rendersi conto delle macerie che hanno provocato e accumulato in questi ultimi anni. Sarebbe l’unico modo per non perdere il senso di una storia che aveva lo scopo di lavorare in maniera maiuscola per gli europei, ma anche per il resto del mondo.

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