
Le foto presenti in questo articolo sono tratte dal sito www.lucianamella.it
di Giuseppe Sammarro*
Nella settimana appena trascorsa leggendo “la Repubblica” nelle pagine interne ho trovato un articolo dal titolo che ho ritenuto interessante: “Settant’anni fa la Repubblica Federale di Germania e l’Italia firmarono l’accordo sul lavoro”.
Un accordo sociopolitico che, come ho scritto nel precedente articolo sul tema, rispondeva a due esigenze fondamentali per i due paesi: la Germania, per lo straordinario sviluppo industriale e minerario in corso da un lato, aveva urgente bisogno di manodopera, dall’altro l’Italia afflitta da una forte disoccupazione, particolarmente nel Meridione e non solo, cercava uno sbocco per ridurre quello che ormai non era più socialmente sostenibile. Nell’articolo di Repubblica veniva citato con foto un amico oltre che compagno e dirigente sindacale alla Volkswagen di Wolfsburg, Lorenzo Annese. Di lui e del suo ruolo nella IG METALL “sindacato metalmeccanico” ho avuto modo di parlarne nel mio libro. Oggi voglio parlare di un altro figlio del Sud che non ho conosciuto personalmente, se non tramite l’eccezionale lavoro dell’amica giornalista Luciana Mella sulla storia dell’emigrazione italiana in Germania. Gli ostacoli non sono mai un problema. Sono solo sfide da affrontare. Questa convinzione fu la base per molti di noi per non rimanere segregati nelle baracche e essere solo un numero sul cartellino marca tempo nelle fabbriche e nelle miniere. Luigi Gallinaro classe 1935 di Piedimonte di Sassa in provincia di Caserta famiglia di contadini con qualche bestia, un piccolo vigneto e campi per coltivare frumento e ortaggi. Una famiglia di contadini tipica di quei tempi che viveva dei propri prodotti al quale contribuiva anche il piccolo Luigi lavorando i campi col papà e i fratelli. Quello che mancava era il denaro per potere comprare qualche vestito o un paio di scarpe. La storia di Luigi ha una particolarità che rese la sua emigrazione in Germania più dolorosa e complicata. Il 1940 allo scoppio della seconda guerra mondiale pur avendo solo cinque anni, ma in particolare gli ultimi anni di guerra segnarono profondamente la sua vita. Il paese a poche decine di chilometri da Formia e Montecassino viveva in mezzo all’inferno dei bombardamenti. Lo stesso Piedimonte venne occupato dalle truppe del Reich e l’edificio scolastico divenne la sede del comando militare. Tra 1943 e 44, molti Piedimontesi tra i 16 e i 60 anni furono deportati in Germania. Dopo la guerra riprese la scuola continuando ad aiutare nei campi e andare a bottega dal barbiere, nel tempo libero dava una mano nella Camera del Lavoro della CGIL, tra le tante attività per i lavoratori, aiutava a sbrigare le pratiche per chi voleva andare a lavorare all’estero.

A fine dicembre del 1955 erano stati firmati gli accordi tra Italia e Germania e già l’anno dopo incominciarono le prime partenze. All’ufficio di collocamento erano pervenute richieste di solo braccianti in agricoltura per la Germania, Luigi decise di partire, cambiò la professione da barbiere a contadino. Per un lungo periodo aspetta risposta alla sua domanda, fino a quando una mattina gli arrivò l’avviso dì presentarsi a Verona. Era marzo stava per compiere 22 anni. Per tre giorni venne sottoposto a visite mediche da medici tedeschi non propriamente gentili, la notte dormiva in uno stanzone con altre quindici persone sconosciute e faceva molto freddo. Con un vecchio treno a carbone arrivò a Monaco di Baviera da lì lo mandarono a Wagenschwend un piccolo paese nella regione stato del Baden- Wuerrtemberg. Arrivato a destinazione trova ad aspettarlo un omone di quasi due metri proprietario dell’azienda agricola alla quale era stato assegnato.

Arrivato alla fattoria gli venne assegnato l’alloggio una stanzetta sopra il granaio senza finestre, con un letto di paglia, sedia e un vecchio armadio non c’era lavabo ne stufa, nei campi ancora gelati non si poteva lavorare, andava a tagliare legna nei boschi lavoro duro e pericoloso senza adeguate attrezzature, e protezione contro il freddo. Trattato con disprezzo dal datore di lavoro che pretendeva sempre di più, cibo era la solita zuppa di cavoli. Di lì a poco lasciò la fattoria senza avere ricevuto il salario, rischia l’espulsione, così si recò al consolato a Stoccarda dove raccontò la sua storia, il console di persona si impegnò a fargli avere un’altra possibilità. Ricevette anche un sostegno economico di 14 marchi al giorno e la notte dormiva in un dormitorio per senzatetto. I tentativi del console di farlo assumere alla Mercedes-Benz causa rottura del contratto originale non ebbe successo. Ritornò a lavorare in agricoltura in un’altra azienda con condizioni diverse. Col tempo incominciando ad imparare la lingua e la sua passione per il giuoco di calcio, gli permisero di allargare le sue conoscenze anche ai tedeschi.

Cambiò spesso regione rimanendo però nell’ambito del lavoro agricolo. Tra i suoi amici alcuni lavoravano alla Volkswagen di Hannover raccontavano degli stipendi e condizione di lavoro che gli garantiva una vita migliore. Andare a lavorare alla Volkswagen divenne il suo chiodo fisso. Così una domenica mattina prese il treno per Hannover, le stazioni a quei tempi erano il luogo di ritrovo per gli italiani, dove si davano appuntamento con i paesani e famigliari. Così anche quella mattina si avvicina ad un gruppo di loro e dopo le presentazioni entrarono in confidenza. Come spesso avviene da conoscente a conoscente la svolta arrivò con Antonio un campano fidanzato con la figlia di tedesco che lavorava nella Volkswagen, tramite lui fece domanda di assunzione, dopo la visita medica finalmente il 21 settembre 1960 un orgoglioso e felice Luigi varcava il cancello della fabbrica. Ci rimase 35 anni fino al 1995 anno del suo pensionamento.

All’entrata di Luigi lo stabilimento contava 5500 unità gli stranieri erano pochi, dopo il 1965 si passò al oltre 30,000 addetti con una forte presenza di immigrati di più nazionalità. La capacità di apprendimento di Luigi fece sì che dopo alcuni anni venne trasferito temporaneamente presso lo stabilimento centrale nella città di Wolfsburg, sempre in Bassa Sassonia, per assistere gli italiani come interprete. In una sala da ballo conobbe Jutta una bionda ragazza tedesca che superando le avversità dei suoi genitori sposò. La nascita di due figli cimentò la loro unione, Gianni il primo lavora come consulente Volkswagen per il continente africano, Guido è maresciallo capo della polizia federale. Luigi è stato delegato sindacale della IG METALL, e membro della consulta degli stranieri “auländerbeirat” della città di Hannover, da iscritto alla SPD “partito socialdemocratico” per due volte e stato eletto delegato al congresso nazionale del partito. Contribuì alla costituzione del comitato consolare di coordinamento per le attività assistenziali. Infine nel 1971 e stato eletto nel comitato degli Italiani all’estero della circoscrizione consolare di Hannover. Il lavoro e l’impegno per una maggiore comprensione e integrazione all’interno di una società multietnica di Luigi continua.
*Cittadino ed ex sindacalista della Cgil



