
È il giorno della Vigilia e tutto, attorno a noi, sembra fermarsi per lasciare spazio allo stupore. Le luci si accendono, le case si riempiono di attesa, e nel cuore affiora quel silenzio buono che prepara all’incontro.
È la notte in cui Dio sceglie la semplicità per farsi vicino, la povertà per parlare a tutti, l’umiltà per farsi riconoscere.
In questa sera santa penso ai pastori, uomini semplici, con le mani segnate dalla fatica e il cuore pronto a lasciarsi sorprendere. Sono loro i primi a correre verso il Bambino, a raccontare ciò che hanno visto e udito, a portare gioia dove c’è una mangiatoia.
E penso anche a Maria, che non trattiene nulla per sé, ma custodisce ogni cosa nel cuore, lasciando che il mistero di Dio la abiti in silenzio.
Questa Vigilia ci invita a fare lo stesso: fermarci, guardare il Bambino, lasciarci toccare da un amore che non fa rumore ma cambia la vita.
Che questa notte Santa possa raggiungervi così, come un dono inatteso, e riempire il vostro cuore di pace.
Tutti si stupirono delle cose dette loro dai pastori. Maria, da parte sua, custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore.
(Lc 2, 1-14)
Ecco che i pastori tornano giubilanti ai loro greggi: che brave persone! E pensare che quando sono giunti, io e Giuseppe ci siamo quasi spaventati perché il loro aspetto non era molto rassicurante…
Quando però si sono messi a raccontare quanto era loro successo, con gli occhi che brillavano, abbiamo capito che non erano arrivati per caso: anch’essi avevano incontrato gli angeli con un annuncio che rifletteva quello di Gabriele.
Senza badare alla povertà del nostro alloggio, (il loro forse è ancor più misero), hanno riconosciuto nel bambino il salvatore atteso e lo hanno magnificato di fronte a tutti, cosa che stanno continuando a fare come rustici angeli.
Quanto a me, non mi stanco di ascoltare e di confrontare nei miei pensieri ciò che si dice di questo esserino, figlio mio e mio Dio.
Auguro a tutti voi un buon e Santo Natale da parte mia e di tutti i frati.



