di Francesco Campise*

​“Cara mamma, ti scrivo perché sarà l’ultima volta…” Queste parole, lasciate da un giovane condannato a morte durante la Resistenza, non rappresentano solo il dolore, ma anche la fermezza e il valore.

Vi si colgono timore, affetto e un profondo senso di iniquità. È una testimonianza che emerge da un periodo storico in cui la libertà non era un diritto acquisito, e in cui un'ideologia – quella nazifascista – aveva annullato la dignità e l'umanità di milioni di individui. Il nazifascismo fu uno dei capitoli più oscuri della storia, un’epoca in cui il potere soffocava il pensiero indipendente e stabiliva arbitrariamente chi meritasse di vivere e chi no. Rievocare oggi quel tempo non vuol dire alimentare rancori, ma comprendere profondamente. Serve a mantenere viva la coscienza delle conseguenze che si producono quando la paura e il fanatismo prendono il posto della ragione. C’è però un punto che va ribadito con chiarezza: il nazifascismo non tornerà. Non perché il mondo sia privo di problemi, ma perché la società ha imparato da quella tragedia. Oggi abbiamo istituzioni solide, una democrazia stabile e una cultura della memoria radicata. Le nuove generazioni sono più informate, più critiche, e vivono in un contesto dove il confronto di idee è aperto e continuo. Le condizioni storiche, economiche e sociali che favorirono la nascita e il successo di quei regimi non esistono più. Questo, tuttavia, non significa che odio, intolleranza o populismi siano scomparsi. Ma oggi, tali fenomeni vengono riconosciuti, analizzati e contrastati. La memoria ha proprio questo compito: mantenerci attenti, non impauriti. La libertà di cui godiamo non è fragile come un tempo — è il frutto di decenni di democrazia, di impegno e di crescita culturale. Ricordare chi ha sofferto significa dare valore a questa conquista, non temere che la storia si ripeta. Il passato non tornerà, ma custodire la memoria resta essenziale. Non per provare rimorso, bensì per ringraziare chi, con il proprio sacrificio, ci ha donato un futuro libero. E questo futuro, se sapremo difenderlo con coscienza e rispetto, non avrà mai più bisogno di lettere di addio.

*Studente

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