di Cristian Fiorentino

Come pesa la penna Caro Don Vincenzo in questa calda giornata d’estate. La mente di chi ha avuto l’onore di conoscerti in queste ore sembra la pallina di un flipper perché i mille ricordi degli anni belli passati insieme si intersecano con la commozione.

Già, gli anni belli quelli ad iniziare dalla chiesetta di “Santa Maria delle Grazie”, allo scalo di Corigliano, dove lo spazio era poco e noi tantissimi. Tanti i parrocchiani e altrettante anime che orbitavano sotto i Tuoi impulsi in quello spazio ristretto in mille attività. Le catechiste, i collaboratori, il coro parrocchiale, i confratelli, gli scout e poi c’eravamo noi quei marmocchietti che formavano la lunga schiera di ministranti o semplicemente chierichetti/e. Si fa presto a dire che erano altre epoche, ma Tu oltre ad incamminarci alla Fede in nostro Signore e al di là delle nostre famiglie, ci hai educato anche ad essere responsabili. Sì, perché consegnare le chiavi della chiesa a quei poco più che bambini, per aprirla di buon mattino per la prima Messa del giorno o nel pomeriggio, era un modo di assegnare le prime responsabilità.

Senso del dovere che nell’educare la tua comunità a partire dai più piccoli ha abbracciato tante sfere e argomenti. Sicuramente perché il concetto di famiglia era intrinseco in Te specie quando raccontavi con grande delicatezza e affetto dei tuoi amati genitori, di tuo fratello morto giovane, di tua sorella o altri familiari e di tanti aneddoti rapportati alla tua giovinezza e ai tuoi consanguinei. Tu Don Vincenzo, tuttavia, non sei stato solo un religioso e il parroco ma anche un illustre educatore a tutto tondo e un uomo di smisurata cultura. Le tante nozioni che ci hai impartito e consegnato in giovanissima età noi, nel corso dei nostri percorsi scolastici liceo e università comprese, le conoscevamo già grazie a Te nostra guida. Si restava affascinati nell’ascoltarti perché sei sempre stato un pozzo di Sapienza. Non quella Sapienza che stanca ma quella Conoscenza che staresti ore ad ascoltare per apprendere sempre più la vera essenza. Chi ti ha conosciuto veramente, infatti, sa il Tuo amore smisurato per i libri e per la cultura non solo legata all’aspetto prettamente Cristiano. Le tue lauree erano proprio frutto di un affetto del leggere per apprendere e trasmettere agli altri. E sapevi tramandare bene il Tuo sapere rapportandoti sempre con diligenza e a seconda del contesto. In una circostanza riuscisti a tratteggiare il concetto più difficile della religione Cristiana come quella della Santissima Trinità rendendola accessibile a tutti. Anche chi ti ha avuto come insegnante ha testimoniato le Tue attitudini per l’istruzione. In alcuni particolari momenti, però, divenivi burbero e molti tra noi avrebbero voluto sparire in quegli stessi attimi. Ma quel tuo carattere un po' accesso in quelle circostanze era sempre motivato perché riuscivi ad intuire anzitempo il rapporto causa-effetto o più semplicemente che un’azione compiuta in maniera approssimativa non avrebbe portato i frutti sperati.

Quei frutti che Tu Don Vincenzo amavi coltivare e hai sempre coltivato nella tua lunga Missione che Ti ha visto in prima linea da Lecce e provincia prima di tornare nella tua terra e regione tra Cariati, Rossano, Spezzano Albanese, Fedula, Altomonte oltre che la Tua Corigliano. Eri un conoscitore addentrato e nel dettaglio del tuo caro paese e tanti particolari sei andato a riscoprirli attraverso la ricerca come, ad esempio, l'abbazia di contrada Santa Croce intitolata a “Santa Maria De Ligno Crucis” dove i monaci cistercensi nel 1100 avrebbero ricevuto in dono e custodito una scheggia della Croce di Gesù. Ma non solo, perché epoche e archivi su chiese, vicoli, piazze e castello di Corigliano per te non erano un mistero. Hai avuto l’opportunità di instillare queste tue conoscenze attraverso scritti su giornali e periodici ma anche in tv con delle vere e proprie rubriche a puntate. Mentre scrivo, mi viene in mente, Tu che eri anche un Giornalista Pubblicista, che quella passione per i giornali mi è stata trasmesse in parte anche da te e dal semplice fatto che dopo la prima S. Messa della domenica mattina, ci mandavi puntualmente a comprare i quotidiani e dopo, anche a far colazione al bar. Gesto che ripetevi puntualmente sempre con tutti i chierichetti. Tutti episodi che testimoniano la tua Generosità perché sapevi donarti agli altri e il centro studi il Seme ne è stato l’ennesimo esempio costellato da numerose iniziative sociali e culturali al fianco e in virtù della comunità. Guardando il film della Tua vita, in effetti, emerge chiarissimo che sei sempre stato un precursore dei tempi in tutto ciò che hai proposto: dalle feste parrocchiali all’organizzazione di concerti religiosi, dalla catechesi passando per l’allestimento dei presepi fino alla Passione Vivente che quell’anno mobilitò tutto lo scalo con un gran successo. Il pallino dell’oratorio è stato sempre un Tuo progetto di vita intuendo che bisognava avere diversi e ampi ambienti per educare bambine e bambini. Indice che la tua Missione passava necessariamente dalle nuove generazioni per cui, attraverso il solito impegno e tanti sacrifici, si è concretizzato con la costruzione della parrocchia Beato Giovanni XXIII. Struttura divenuta tua casa e bottega per tanti altri anni belli perché rappresentava il compimento di quei tanti spazi necessari per educare piccoli e adulti. Sogno di estendere gli orizzonti e le aree d’istruzione ulteriormente ampliato con la costituzione in questi ultimi anni con l’avveniristico complesso parrocchiale limitrofo intitolato e inaugurato da pochi mesi sempre a San Giovanni XXIII. Quello stesso Papa Buono che conoscesti nei tuoi studi a Roma e che ti aveva così segnato nella tua formazione tanto da dedicargli la tua opera più cara. E anche se oggi assistiamo ad un calo demografico a carattere generale, questa grande parrocchia come Tu stesso la desideravi è divenuta realtà e sarà attuazione di quella Tua visione avuta e sostenuta in tutta la Tua Missione da sacerdote e uomo. Sei tornato alla Casa del Padre nel giorno in cui si commemora Santa Teresa Benedetta della Croce esempio di tolleranza e accoglienza per l’Europa. E a proposito dei migranti hai sempre ribadito il diritto e il dovere dell’accoglienza specificando che c’è spazio per tutti specie per chi scappa da guerre e carestie in perfetto stile col concetto di Carità tanto cara a San Francesco di Paola. Tu religioso appartenente alla congregazione degli “Ardorini” noti proprio come Missionari. Perché fare il Missionario, come ci dicesti tante volte, era la tua vocazione da giovane prete e anche se hai macinato tanti chilometri ed esperienze alla fine forse il Tuo desiderio non è coinciso proprio con la realtà più tangibile. Ma come ci ha insegnato tante volte spesso il nostro volere non quello di Dio, i Suoi progetti non sono i nostri progetti, le Sue vie non sono le nostre vie. Di certo la tua Missione finché la tua salute ha permesso, e di malanni fisici non solo negli ultimi tempi ne hai dovuto affrontare e superare anche gravi, è stata portata avanti egregiamente e condivisa con tante persone lungo il cammino della vita. Le tue omelie non potevano essere mai banali e avevano anche qualcosa di profetico perché, anche negli ultimi anni ci ha ribadito due concetti sostanziali della Fede Cristiana: il primo che ognuno di noi sarà giudicato solo sull’Amore, quell’Amore da donare al prossimo e a farlo divenire principio della propria esistenza; il secondo proprio premonitore, ribadito anche in molte Celebrazioni Eucaristiche cerimonie nuziali comprese, consistente nel non aver paura dei tempi che sarebbero arrivati perché come ogni gestazione c’è bisogno di soffrire per poi vedere l’alba di una nuova era di Pace specificando che le prossime generazioni avrebbero intravisto questa epoca. Premonizione quasi nel voler anticipare il brutto periodo storico che stiamo vivendo e dove Don Vincenzo rintracciava nell’assenza del Cuore dell’uomo il vero problema alla base. E da buon giornalista spesso ha messo in guardia tutti dai proclami facili e avventati perché come ha detto spesso “Fa più notizia un prete pedofilo che i religiosi o le religiose che perdono la vita in nome di Cristo nel mondo da missionari”. Nel suo concetto di educazione ed evangelizzazione ha sempre suggerito, in tempi passati come in quelli recenti, il valore del fare e del compiere attività e progetti coltivando, recuperando e partendo dai piccoli insieme e gruppi a vantaggio della qualità dei beneficiari, dando priorità sempre ai più piccoli intesi anche come gli ultimi. Il tutto, però, suggerendo sempre a tutti di preferire le vere “Vette” della Vita fatte di serietà e dovere bandendo la superficialità. Caro Don Vincenzo, a margine della malattia e della sofferenza degli ultimi periodi, hai terminato il tuo viaggio terreno nell’anno 2025 e nel primo pomeriggio di sabato 9 agosto, numero spesso associato alla fine di un ciclo e alla manifestazione della potenza divina, e personalmente quella pallina dei ricordi si è soffermata a quando anni fa caricavi quei marmochietti nella tua 500, alcuni anche po' vivaci, portandoli al mare mentre assistevamo lungo il tragitto increduli allo squillo del Tuo primo telefonino, allora grande come una bottiglia. Ma di aneddoti se ne potrebbero raccontare ad a iosa. Oggi, però, quei marmochietti da Te cresciuti, a cui hai amministrato la Prima Comunione, seguiti per la Cresima, alcuni da Te anche sposati e a cui hai battezzato figli/e sono divenuti uomini e donne di questa società grazie anche a Te e possono dirsi con fierezza allievi e allieve di Don Vincenzo Longo con il preciso dovere di tramandare la testimonianza non solo della figura del religioso e del sacerdote ma soprattutto dei principi Cristiani e civili che hai saputo dispensare in tutta la sua intensa esistenza sotto il segno della Fede. Che Dio Ti Abbia in Gloria Caro Don Vincenzo e giudicandoti per tutto l’Amore che hai devoluto Ti Accolga nella Sua Sconfinata Misericordia. 

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